Tutti i giorni, da almeno un paio di mesi, i giornali sono pieni di retroscena che raccontano l’imminente trasferimento di un pezzo del gruppo parlamentare di Forza Italia, i “verdiniani”, dall’opposizione alla maggioranza. Una piccola pattuglia che porterebbe il proprio “soccorso azzurro” in appoggio alla maggioranza che soprattutto al Senato ha bisogno di un’iniezione di carburante per velocizzare soprattutto le riforme istituzionali, impantanate in commissione, dove il voto sul ddl Boschi è già stato infatti rinviato a settembre. E Denis Verdini, l’uomo del Patto del Nazareno che fu, è ancora affezionato alle larghe intese a progetto, cioè per portare a compimento in particolare l’abolizione del bicameralismo perfetto.

Ora almeno tutto questo è sostenuto da un dato di cronaca. Riccardo Conti, il più verdiniano dei verdiniani per così dire, ha lasciato il gruppo di Forza Italia al Senato e si è iscritto al gruppo misto. Conti, immobiliarista, è così vicino a Verdini che i due sono coimputati in un processo a Roma sulla compravendita di un immobile in via della Stamperia, a Roma.

Secondo le agenzie di stampa Conti sarà seguito da 10-12 senatori, il cui malumore viene descritto come “palpabile”. Ci sarebbero quindi i numeri per costituire un gruppo autonomo al Senato. Chi sono gli altri fedelissimi del senatore fiorentino, ex coordinatore del partito e finora “arciberlusconiano”? Uno è Riccardo Mazzoni, insieme al quale Verdini fondò il Giornale della Toscana (poi chiuso). Ma soprattutto Mazzoni è componente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, dove la situazione è bloccata sul 14 pari che al momento sembra senza sbocco per la maggioranza.

Poi ci sono alcuni senatori di Gal, il gruppo di Grandi autonomie e libertà che è composto da eletti nel centrodestra: Vincenzo D’Anna (che peraltro alle ultime Regionali in Campania ha appoggiato la corsa a governatore del democratico Vincenzo De Luca) e Lucio Barani (l’ultimo parlamentare craxiano), mentre l’ultima new entry potrebbe essere quella del forzista Domenico Auricchio, imprenditore campano del settore agroalimentare. Resta da sciogliere poi il nodo di Antonio Scavone, Giuseppe Compagnone (questi ultimi attendono il via libera politico dell’ex governatore Raffaele Lombardo) e di Giuseppe Ruvolo, tutti considerati vicini al deputato Saverio Romano, che però è un fittiano. Nel mirino di Verdini sarebbero anche Giovanni Mauro (altro componente della commissione Affari costituzionali al Senato), Michelino Davico (che di recente però si è autodefinito dell’Italia dei Valori), Antonio Cariddi e i campani Eva Longo e Ciro Falanga

Falanga, infatti, pur avendo aderito ai Conservatori e Riformisti di Fitto, continua a strizzare l’occhio a Verdini, auspicando la costituzione di un unico gruppo a Palazzo Madama insieme ai fedelissimi del senatore toscano. Caso a sé quello della coppia Sandro Bondi-Manuela Repetti, che da tempo smentisce un cambio di campo (”Noi restiamo al misto”). In ogni caso non aggiungerebbe nulla ai numeri della maggioranza, visto che ha già sostenuto alcuni provvedimenti governativi, arrivando a votare persino la fiducia. Altra incognita, quella dell’ex presidente della Vigilanza Rai, Riccardo Villari.