La strada del referendum si complica maledettamente, ma questa volta la cancelliera Angela Merkel non c’entra affatto. E’ tutto interno il magma caotico che sta avvolgendo la Grecia, i suoi cittadini e anche i media con un sondaggio della società di rilevazioni Gpo che dava i “sì” in vantaggio prima diffuso dai giornali e, poi, ritirato dopo un comunicato al vetriolo della stessa azienda che minaccia querele. Tutti i giornali ellenici l’hanno pubblicato, ma il punto è che era incompleto, però una “manina” l’ha passato a quotidiani e siti prima che fosse ultimato e, quindi, reso ufficialmente pubblico. Per la cronaca è l’unico degli ultimi giorni che dà in vantaggio il sì, mentre altri tre come come Palmos, Focus e Pro Rata portano un vantaggio del “no”. Un altro mistero che, in ogni occasione politica di rilievo, torna a fare capolino nelle vite dei greci, come gli attacchi terroristici dei rivoluzionari avvenuti nel paese negli ultimi dieci anni: sempre in curiosa concomitanza di una elezione o di una crisi governo.

Un altro caso quello del sondaggio, l’ennesimo in questa crisi già zavorrata dal ricorso al Consiglio di Stato sulla incostituzionalità del referendum, che ha come unico effetto quello di aumentare la psicosi sociale a cui la politica non si sottrae. Il ministro dell’Energia Panagiotis Lafazanis ha abbandonato in fretta e furia gli studi di una trasmissione televisiva, troppe domande equivoche e un fuori onda sulla dracma pare non gradito. Spyros Sagias è segretario generale del palazzo Chigi di Atene: non va nel suo ufficio dallo scorso 29 giugno dal giorno in cui, secondo la stampa greca, avrebbe avuto uno scontro con i ministri Varoufakis, Pappas e Voutsis. Inoltre quattro deputati di Anel, la formazione di destra al governo con Tsipras (Vassilis Kòkkalis, Dimitri Kamenos, Nikos Mavraganis, Tanasis Papaxristopoulos) hanno annunciato che voteranno sì, aprendo di fatto anche un caso politico nella maggioranza. E l’estroso Varoufakis dice che sarebbe pronto a tagliarsi una mano pur di non firmare un accordo che non preveda l’haircut del debito, pensando già agli scenari che si apriranno da domenica notte in poi. E rafforzando la volontà espressa a Bloomberg tv di un suo passo indietro in caso di vittoria del sì.

Intanto il governo nello spot di lancio della consultazione porta numeri e dati che fotografano quattro anni di austerity imposta dalla troika: “Dal 2010 al 2015 il 35% in più di suicidi, e il 270% in più di depressi”. E ancora, disoccupazione alle stelle e potere di acquisto diminuito sino ad oggi al pari dei salari del 25%. Una voce fuori campo recita: “Non vogliono un compromesso, ma un’umiliazione. Non vogliono risolvere, ma continuare verso una morte lenta. Vogliono la fine della democrazia. Glielo lascerai fare? No. Per una Grecia dignitosa. Per un’Europa democratica”.

“Dimissioni di Varoufakis? Io non sono informato di una cosa del genere, ma poco importa – dice a Ilfattoquotidiano.it Vassilis Primikiris, membro della Segreteria Nazionale di Syriza – . Andiamo avanti per il no, per due motivi, uno democratico ed uno economico. Circa il primo, non è possibile sopportare attacchi come quelli subìti negli ultimi giorni solo perché abbiamo deciso di indire un referendum. Non capisco cosa temano. Perché un popolo non può decidere quale scelta fare? Lo dico chiaro: questo non è un referendum pro o contro l’euro, ma sulle politiche di austerità portate avanti dalla troika”. Il dirigente vicino all’ala integralista che fa capo al ministro dell’energia Lafazanis si chiede. “Perché la Bce ha interrotto la liquidità costringendoci a chiudere le banche nel Paese? E’stata una mossa per far sì che, tramite le banche, il governo greco facesse un passo indietro e annullare il referendum. Per questo insisto che è una questione di democrazia e di sovranità popolare. Per questo noi quel passo indietro non lo faremo”.

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