Con la serie A chiusa per ferie sul prato del San Paolo domenica si è giocata l’ennesima partita delle polemiche tra il comune di Napoli e Aurelio De Laurentiis. Il motivo? Secondo gli azzurri il palco su cui si esibirà venerdì 3 luglio Vasco Rossi ha già creato dei danni al manto erboso. Inoltre gli organizzatori non avevano l’autorizzazione per montare la struttura sulla parte verde dell’impianto, visto che il club, per una convenzione piuttosto inedita con il Comune ha la gestione esclusiva del terreno di gioco almeno fino a martedì 30 giugno. Tecnicamente nemmeno Vasco potrebbe calpestare l’erba del San Paolo prima di quella data.

Ed è a questo punto che si registra un piccolo giallo burocratico in salsa partenopea. Il Comune giura di aver inviato la comunicazione di inizio lavori al Napoli Calcio, che invece sostiene di non aver ricevuto nessun avviso. “Non ci è stato comunicato l’inizio dei lavori – spiega spiega al fattoquotidiano.it Alessandro Formisano, head of operations del club – ci siamo incontrati pochi giorni fa con l’assessore allo sport Ciro Borriello e il capo di gabinetto del sindaco Attilio Auricchio in quella sede non ci è stato comunicato nulla, poi se hanno fatto una comunicazione, l’avranno fatta di notte mentre dormivo perché noi non siamo stati avvisati”. Domenica si è giocato il primo tempo della querelle tra comune e calcio Napoli sulla questione prato che ha finito per coinvolgere anche gli organizzatori del concerto.

Lo staff di Vasco Rossi, infatti, ha iniziato a montare i pannelli di alluminio senza avvisare la società azzurra e secondo lo staff di De Laurentiis senza nemmeno sistemare un telo ecotessile che avrebbe tutelato l’erba. Il manager degli azzurri Alessandro Formisano si è quindi rivolto alla polizia affinché si verbalizzasse il danno. Oggi è andato in scena il secondo tempo della contesa con il manager azzurro che ha invitato sul campo anche l’agronomo della lega Serie A Giovanni Castelli per accertare lo stato del terreno di gioco, sia la parte ancora sana che quella danneggiata (il club ha addirittura pubblicato alcune foto del campo sul suo sito web). “E’ un modo per tutelarci – spiega Formisano – sembra di stare in mano a dei dilettanti (riferendosi agli organizzatori del concerto), le nostre perplessità sono state confermate ed è evidente che da parte nostra non ci sia stato un inutile allarmismo, il danno è già stato causato, ora bisogna capire se il comune vuol fare tesoro di questa esperienza e magari correre ai ripari”.

Chiamato in causa, non si fa attendere la replica dell’organizzatore del concerto Giuseppe Gomez della società Fast Forward. “Altrove non ci sono tutte queste polemiche. Questi concerti – aveva detto ai microfoni di radio Crc – potrebbero danneggiare circa il 7 o l’8% del prato, precisamente dalla porta (lato curva B) fino all’area di rigore. Ma stiamo valutando un termoisolante che non bruci l’erba dal calore per questa settimana di copertura”. Quanto alle polemiche con la società di De Laurentiis, Gomez replica in maniera dura. “Personalmente non ho mai parlato con il presidente, non mi piace il suo atteggiamento così istrionico. Non vorrei che tutta questa polemica fosse pretestuosa, affinché possa distrarre la tifoseria dalla sua gestione, che ultimamente è sbagliata”.

A soffiare sul fuoco della polemica ci si è messo anche l’assessore allo sport del comune di Napoli Ciro Borriello che non ha certo fornito un assist per rasserenare gli animi vista l’annata disastrosa degli azzurri. “In tutti gli stadi del mondo si fanno concerti – aveva detto proprio domenica Borriello – ed in molti di questi stadi in Europa ci sono squadre di calcio che giocano e vincono coppe e scudetti”. Un’uscita che il manager partenopeo Formisano ha giudicato decisamente inopportuna. “Qui non è una sfida tra chi vuole i concerti e chi non li vuole – spiega Formisano – ma chiediamo rispetto per una società che porta molti utili anche alla città”. La posizione di Formisano sulla questione concerti però non è proprio in linea con quella del suo presidente il quale aveva espresso un secco niet. “O si fanno concerti e si distrugge il campo o si gioca a pallone – aveva detto la scorsa settimana il patron – io non ho fatto concerti per 10 anni, poi arriva il sindaco sbarbatello e fa i concerti al San Paolo”.

De Laurentiis, che in questi giorni sta discutendo con il comune proprio del restyling del San Paolo con un investimento di circa 30 milioni di euro (in pratica quanto il Milan dovrà versare al Siviglia per Carlos Bacca) mantiene il punto sulla questione concerti. Il timore è quello di arrivare al 23 agosto (cioè la prima di campionato) con il manto erboso non sistemato completamente. “Una cosa è dover ripristinare una porzione di campo, un’altra è dover ripristinare tutto il terreno di gioco. Per questo – propone Formisano – magari si potrebbe impedire l’utilizzo di una parte del prato almeno per il secondo concerto, quello di Jovanotti, previsto il 26 luglio”.

Per il caIcio Napoli intanto queste due date un danno l’hanno già fatto, dato  che ha rinunciato alle amichevoli estive tra le mura del San Paolo. “Ciò che non si vuol comprendere è che abbiamo lasciato un campo tra i migliori della Serie A e il comune  – attacca ancora Formisano – non si è munito in tempo di una quantità di zolle sufficienti per ripristinare il manto erboso, questo potrebbe rappresentare un problema”. Polemiche a parte nessun rischio per lo svolgimento del concerto di Vasco che si esibirà regolarmente al San Paolo venerdì (proprio lui, che fu l’ultimo artista a cantare nell’impianto di Fuorigrotta nel 2004, da allora nessun concerto si è svolto nella casa del Napoli). L’impressione però è che la querelle tra sindaco e presidente sia destinata a proseguire fino ai tempi supplementari.