Amaretti, marmellate, burger biologici di farro ed erbe, cracker e burro bio. Sono alcuni dei prodotti in vendita su Myfoody la piattaforma che punta a evitare lo spreco di cibo. Evocato dal presidente Mattarella in visita a Expo, avversato da Carlin Petrini di Slow food che propone l’introduzione di un reato, lo spreco di cibo in Italia vale 8,1 miliardi di euro.

Una cifra enorme che Myfoody vuole tentare di ridurre grazie a questa piattaforma che permette di prenotare i prodotti alimentari a rischio spreco che si trovano nelle vicinanze in negozi e supermercati. Ideata da quattro startupper under 30, Francesco, Luca, Stefano d Esmeralda, Myfoody è stata presentata a Seeds&Chips, il primo salone dedicato alla tecnologia applicata al food.

Myfoody è una piattaforma geolocalizzata che, definita la posizione dell’utente, indica i punti vendita più vicini con le loro offerte che prevedono sconti differenti che partono da un minimo del 10% per arrivare anche al 50. Ma la maggior parte degli sconti vanno dal 30 al 50%. Irene per esempio, ha comprato un paio di yogurt, plumckae all’avena e creme fraiche risparmiando il 45% sul prezzo originale. I prodotti vengono prenotati attraverso la piattaforma e poi ritirati dall’utente. Completata la scelta, che potrà essere effettuata anche attraverso una app, il sito invia una mail di conferma con un codice da mostrare al personale del punto vendita al momento del ritiro, effettuato negli orari indicati dall’utente, e del pagamento.

L’offerta è formata da prodotti vicini alla scadenza, con qualche difetto estetico o di confezionamento o semplicemente sono eccedenze che non trovano posto sugli scaffali e il negozio preferisce smaltire. Chi prenota deve poi ovviamente acquistare il prodotto che in caso contrario potrebbe essere buttato e quindi sprecato.

Un affronto per il sito che dopo un periodo in un incubatore, borse di studio e bandi oggi può vantare un piccolo network formato da una ventina fra punti vendita milanesi e distributori di prodotti biologici. Ma si tratta di un test per verificare il funzionamento del meccanismo. Poi entro fine anno l’obiettivo è di arrivare a 55 punti vendita, mentre si pensa anche all’espansione in altre città.
L’idea sembra prendere piede visto che dall’altra parte dell’oceano, a Oakland, è nata Imperfect un’altra startup che punta sui prodotti freschi. Ai suoi clienti propone frutta e verdura esteticamente imperfetta che invece di essere buttata viene venduta con sconti che vanno dal 30 al 50%.