Dopo il caso di pochi giorni fa di Brescello in provincia di Reggio Emilia, ora tocca al comune di Finale Emilia essere sottoposto all’ispezione di una commissione d’accesso nominata dalla Prefettura di Modena, per verificare se vi siano state oppure no all’interno dell’amministrazione infiltrazioni mafiose. Una procedura codificata da una norma del 2000 e che prevede, qualora le infiltrazioni fossero riscontrate, provvedimenti che potrebbero arrivare sino allo scioglimento della amministrazione stessa.

La notizia dell’arrivo della commissione d’accesso giunge non del tutto a sorpresa, visto che a gennaio nell’ambito dell’inchiesta antimafia Aemilia della Dda di Bologna, con l’accusa di abuso d’ufficio era finito indagato e agli arresti domiciliari (poi revocati a marzo), Giulio Gerrini, ex responsabile dei lavori pubblici del Comune. Nelle intercettazioni fatte dagli investigatori spuntava anche il nome del sindaco Fernando Ferioli, di area Pd, e di un suo assessore (entrambi, va detto, non sono mai stati indagati). Ma soprattutto dall’ordinanza di gennaio scorso del gip Alberto Ziroldi, che portò all’arresto di 117 persone, emergerebbe come in alcuni cantieri finalesi per la ricostruzione post terremoto avrebbero lavorato sia la ditta Bianchini Costruzioni di San Felice sul Panaro, sia uomini della ‘ndrangheta. Augusto Bianchini, titolare della azienda omonima, era stato arrestato nella stessa indagine (ora è ai domiciliari), con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. E, secondo il gip, il rapporto tra l’amministrazione finalese e Bianchini Costruzioni si era “saldamente incardinato su categorie di tipo clientelare”.

La commissione d’accesso nominata dal prefetto Michele Di Bari è composta dal viceprefetto vicario di Ravenna Antonio Giannelli, dal maggiore dei Carabinieri Carmelo Rustico e dal tenente colonnello Giuseppe Micelli della Guardia di finanza di Modena. L’ispezione durerà tre mesi, prorogabili di altri tre se necessario. Il sindaco Ferioli in una nota si è detto pronto a sostenere e appoggiare i lavoro della commissione: “Considerando che nessun amministratore né cittadino finalese, dopo tre anni di indagine e di intercettazioni, è stato indagato e considerando le problematiche legate alla ricostruzione, sarà un ulteriore rallentamento della macchina amministrativa e della ricostruzione”. Poi il primo cittadino prosegue con l’augurio “che il lavoro di questi professionisti delle Forze dell’Ordine possa mettere a breve la parola fine a tutte le illazioni, le dicerie, gli esposti, e le invenzioni ripetute centinaia e centinaia di volte in questi anni”.

Secondo l’ordinanza dello scorso gennaio del gip Ziroldi, la Bianchini Costruzioni “non soltanto ha intrattenuto consapevolmente stretti rapporti con affiliati della cellula criminale ‘ndranghetista, ma gode di ottime relazioni con l’amministrazione finalese, in prima persona con il sindaco Ferioli”. Operai assoldati da quella che sarebbe una vera e propria cosca emiliana, facente capo a Cutro, in provincia di Crotone, avrebbero lavorato per conto di Bianchini Costruzioni nei cantieri della ricostruzione anche a Finale. E anche in una scuola della cittadina. L'”attivismo” della Bianchini costruzioni nei primi mesi della ricostruzione, secondo il giudice, deriverebbe da un “impegno sinergico con la ‘ndrangheta emiliana rappresentata da Michele Bolognino”, considerato dai pm uno degli “organizzatori” della organizzazione smantellata a gennaio. Un “impegno sinergico”, scrive il gip, “che consentiva a Bianchini una serie di vantaggi operativi e la possibilità di potersi impegnare su più fronti praticando prezzi concorrenziali”.  Poi, prosegue il giudice, “sul versante delle commesse, il rapporto privilegiato che legava l’imprenditore di San Felice sul Panaro al funzionario comunale aveva favorito la Bianchini Costruzioni nell’aggiudicazione di numerosi appalti, spesso assegnati mediante affidamento diretto da parte del predetto Giulio Gerrini”.

Ferioli pochi giorni dopo gli arresti, a febbraio, si era difeso: “Come facevo a sapere che Augusto Bianchini, come sembra, si fosse venduto l’anima alle ‘ndrine?”, disse il sindaco a ilfattoquotidiano.it. “Bianchini – spiegò Ferioli – per 40 anni aveva lavorato per i comuni della zona ed era di San Felice sul Panaro, a pochi chilometri da qui. Io avevo lui davanti, non il boss di Cutro”. Oggi Ferioli ribadisce: “Ricordo solo a tutti che vi è stato un sisma su queste terre e che tutti noi, lavorando sotto un albero o in mezzo ad un campo terremotato, abbiamo sempre operato per cercare di uscire dalle macerie e dal caos. Lo ricordo a chi userà questa notizia come ennesimo atto di attacco politico, infangando il buon lavoro fatto dai più. Attendiamo fiduciosi la fine del lavori della commissione amministrativa della Prefettura”.