Nonostante i cartelli con la scritta “dimissioni” e le proteste dei cittadini, il sindaco Fernando Ferioli di lasciare la carica non vuole proprio saperne. E anche se l’inchiesta ha travolto la sua cittadina come un secondo terremoto, non arretra: “Che cosa ho fatto per dovermi dimettere, oltre a essermi fatto un ‘mazzo’ così per la ricostruzione?” Il primo cittadino di area Pd di Finale Emilia, uno dei comuni simbolo del sisma del 2012, ha affrontato mercoledì 4 febbraio il primo consiglio comunale dopo che Giulio Gerrini, il responsabile dei lavori pubblici del comune, è finito ai domiciliari perché coinvolto nell’indagine sulla ‘ndrangheta della procura di Bologna, che ha portato all’arresto di 117 persone. Vincendo l’ora tarda e il freddo, un centinaio di cittadini, molti dei quali rimasti fuori dall’aula piena, hanno voluto sentire la versione di Ferioli, che – va precisato – non è tra i 200 indagati nella maxi-inchiesta. Il tutto mentre l’opposizione e alcuni attivisti del Movimento 5 stelle chiedevano apertamente le sue dimissioni anche con slogan urlati ad alta voce. Alcuni manifestanti sono stati allontanati dalla polizia municipale.

Il funzionario Gerrini è accusato dal procuratore Roberto Alfonso e dal sostituto Marco Mescolini di abuso d’ufficio perché avrebbe favorito, nonostante fosse al corrente dei rapporti della ditta con le ‘ndrine, la Bianchini Costruzioni. Il padrone dell’azienda di San Felice sul Panaro, Augusto Bianchini è ora in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Le carte dell’inchiesta per il resto parlano chiaro: il rapporto tra l’amministrazione finalese e Bianchini, si legge nell’ordinanza di arresto del gip Bruno Ziroldi, si era “saldamente incardinato su categorie di tipo clientelare”.

Al dibattito infuocato in consiglio comunale hanno preso la parola i consiglieri della Lega nord Maurizio Boetti, Lorenzo Biagi e Maurizio Poletti del centrodestra, che hanno ricordato di avere chiesto invano fin dal 2012, quando nelle scuole di Finale dove aveva lavorato Bianchini era comparso l’amianto, di escludere la ditta dalla ricostruzione. E quando Poletti durante il consiglio comunale cita un passaggio delle carte dell’inchiesta, in aula scende il gelo. Il punto è quello di una intercettazione ambientale avvenuta sull’auto di Augusto Bianchini. A dicembre 2012, nel pieno della ricostruzione, l’imprenditore fa salire sulla sua auto l’allora assessore ai lavori pubblici della giunta Ferioli, Angelo D’Aiello (anche lui non indagato). Bianchini teme che Ferioli possa “mettersi di traverso” nell’assegnazione di lavori alla sua ditta. L’assessore fa presente che, in linea con il proprio profilo, Ferioli aveva evitato di prendere impegni a riguardo: “Lui impegni non se ne prende con nessuno”. Ma poi D’Aiello rassicura Bianchini: “No!… di traverso non si mette nessuno… perché… nessuno mette il naso in quelle faccende lì… anche perché poi… eh… sono sempre andate bene… eh… quindi… quindi secondo me adesso… il punto… è che voi troviate un equilibrio insomma… senza spaccare il mondo… capito?”. Ma Ferioli non ci sta a passare per uno che favoriva alcune aziende e davanti ai suoi concittadini in consiglio difende a spada tratta il suo operato: “Io non sono mai entrato personalmente nelle gare per l’affidamento dei lavori”.

Durante l’assemblea il primo cittadino ha voluto esporre anche la portata dei lavori affidati alla famiglia Bianchini: “Parliamo di una minima parte degli appalti per la ricostruzione. Per esempio in quella parte dei lavori nota come Allegati 3 – ha spiegato Ferioli – parliamo, per la Bianchini Costruzioni, dell’1,48% degli appalti, per l’altra ditta, la Ios di Alessandro Bianchini, di appena il 2%”. Poi Ferioli spiega: “La cosa che mi spaventa è che tutto il lavoro della ricostruzione venga fermato”.

Eppure, per l’amministrazione il quadro delineato dall’inchiesta dei magistrati è complicato. Secondo il gip Ziroldi, la Bianchini Costruzioni “non soltanto ha intrattenuto consapevolmente stretti rapporti con affiliati della cellula criminale ‘ndranghetista, ma gode di ottime relazioni con l’amministrazione finalese, in prima persona con il sindaco Ferioli”. “Come facevo a sapere che Augusto Bianchini, come sembra, si fosse venduto l’anima alle ‘ndrine?”, ribatte Ferioli intervistato da ilfattoquotidiano.it a margine del consiglio. “Bianchini per 40 anni aveva lavorato per i comuni della zona ed era di San Felice, a pochi chilometri da qui. Io avevo lui davanti, non il boss di Cutro”.

Secondo il gip, già quando nel 2013 la Bianchini era stata esclusa dalla White list (l’elenco delle ditte ritenute dalla prefettura non infiltrate dalle mafie), nel provvedimento di esclusione era riportata anche la presenza nei cantieri delle scuole di Finale di operai assoldati dal ’ndranghetista Michele Bolognino. Ferioli spiega però di non avere mai saputo di queste infiltrazioni: “Sinceramente no”. Poi il primo cittadino precisa: “La White list non è una condanna penale e neanche adesso c’è una condanna penale, c’è un’inchiesta”. Il gip Ziroldi nella sua ordinanza di arresto cita anche alcuni pagamenti a favore alla Bianchini Costruzioni autorizzati da Ferioli nel luglio 2013, quando già la ditta era stata esclusa dalla White list: “Il sindaco Ferioli – scrive il Gip – decise ugualmente di liquidare la somma in favore della Bianchini Costruzioni, ignorando di fatto le irregolarità evidenziate e avallando l’operato del geometra Gerrini”. Ma Ferioli sul punto si difende: “A me non interessava pagare Bianchini, mi interessava pagare le ditte perché avevano dei dipendenti”.

di David Marceddu e Giulia Zaccariello