Sessista. È questo il giudizio più diffuso sul nuovo spot per i pannolini Huggies prodotti dalla Kimberly-Clark che in questo mercato si contende il primato con Procter & Gamble (Pampers). È molto probabile che abbia fatto saltare sulla sedia perfino la Boldrini. Ma a noi non ha impressionato più di tanto.

C’è una giustificazione di marketing: si tratta di prodotti di largo consumo, cioè popolari, e quindi, come vuole la regola, occorre adeguarsi alla media “culturale” del popolo. Qui, per parlare di differenza di genere (e di pannolino), si traccia un ritratto delle aspirazioni che, secondo la Marca, maschi e femmine devono avere fin dalla più tenera età.

La scivolata sui luoghi comuni è inevitabile, ma questo a loro non interessa: si tratta soltanto di un modo per illustrare e introdurre alla fine la differenza tecnica fra i due modelli. Perché, dovete sapere che a una marca e ai suoi manager, di sociologia, di politica e di cultura, non gliene importa assolutamente nulla.

Ci dispiace se la Boldrini si strapperà i capelli e magari chiederà un’interpellanza parlamentare sul sessismo in pubblicità dopo essersi efficacemente occupata di linguistica. Nel qual caso, non servirà a niente. Perché il marketing, come dicevo, ha tutt’altri obiettivi e metodi (tradotto: se ne fotte).

Più interessante constatare che oggi non ci siano più pubblicitari in grado di contrastare i dictat del cliente con argomenti ragionevoli. E, ovviamente, le agenzie accettano tutto pur di tenere un cliente che, in tempi di magra, è già una fortuna avere. Col risultato che in tv esce roba del genere.

Certo però che farla fuori dal vaso, per una marca di pannolini, è decisamente il colmo.