Chissà cosa ne penserebbero il socialista, partigiano e padre della patria Pietro Nenni di questa sua città che, comunque andrà domenica, sarà diventata un po’ meno rossa, un po’ più leghista e con il movimento Forza nuova al 3%. Cosa ne penserebbe Benigno Zaccagnini, leader della corrente di sinistra della Democrazia cristiana, anche lui costituente, anche lui partigiano. L’accoglienza tributata a Faenza a Matteo Salvini, tornato giovedì 11 giugno in città per volantinare tra la gente nel mercato di piazza del Popolo in occasione dei ballottaggi di domenica per le comunali, non fa che confermare l’idea che qui qualcosa sta cambiando: “Sembra di essere in val Brembana non in Romagna”, si lascia scappare lo stesso leader del Carroccio alla fine del giro. In tanti sotto i portici o tra i banchi lo fermano, gli chiedono una foto e vanno via entusiasti. Matteo, come lo chiamano tutti, non si tira indietro. Con la sua t-shirt su cui campeggia la scritta “Ruspe in azione” si lascia riprendere con giovani, anziani, anche con qualche straniero che gli chiede una foto: qui del resto le persone non italiane e in regola coi documenti sono l’11% della popolazione. Lui ha un sorriso e un volantino per tutti. Poi, finito il giro al mercato, il leader del Carroccio si lascia andare ai suoi soliti temi: “Avere un sindaco della Lega è una garanzia che se il prefetto chiamasse dicendo che ci sono dei profughi finti da ospitare a Faenza, la risposta sarebbe una democratica pernacchia”. Poi Salvini conclude: “Se ci fossero 40 posti letto a Faenza, dovrebbero andare agli italiani disoccupati e sfrattati non ad altri”.

Racconta di sognare il miracolo, Matteo Salvini: “Faenza è diverso. Vincere qui dopo cinquant’anni di sistema rosso significherebbe dare un preavviso di sfratto a Renzi. Non è solo un voto romagnolo, ma un voto nazionale”. Il segretario del Carroccio lo sa e si appella al Movimento 5 stelle, che al primo turno il 31 maggio ha preso quasi il 15%: “Se i grillini ci danno una mano va a casa anche Renzi”.

Ad ogni modo per la Lega è già un successo così: rispetto al 2010, quando Giovanni Malpezzi del Pd vinse al primo turno con il 54% dei voti, il Carroccio ha raddoppiato i suoi consensi, mentre il partito di Renzi ha perso quasi il 10% e deve andare al secondo turno. Non era mai successo: rispetto a dieci anni fa le percentuali del centrosinistra sono calate addirittura del 20 per cento. Il candidato leghista Gabriele Padovani al secondo turno potrà contare su altri appoggi scuri: quello di Forza Nuova innanzitutto, con cui si condividono i temi della lotta all’immigrazione. E poi c’è quasi il 4% di Forza Italia. Insomma per il Pd di Renzi potrebbe non essere una passeggiata e il voto di quelli che al primo turno hanno scelto i 5 stelle potrebbe essere determinante. Certo, visto il caldo e la vicinanza della Riviera, l’altro vero ago della bilancia potrebbe essere proprio l’astensionismo: già al primo turno aveva votato solo il 58 per cento degli aventi diritto. Nel 2010 sfiorò l’80%, e faceva caldo lo stesso. Anche su questo, chissà che cosa avrebbero detto Nenni e Zaccagnini.