Sono scesi in piazza “per difendere il welfare cittadino”, poi hanno chiesto di incontrare il sindaco di Bologna Virginio Merola, ma non sono stati ricevuti. Si è conclusa con un corteo lungo le strade della città la manifestazione di educatori e assistenti sociali a sigla Usb del Comune della Dotta, in 200 in piazza Maggiore per protestare contro “la dismissione dei servizi al cittadino messa in atto dall’amministrazione del capoluogo emiliano romagnolo”. L’intento, infatti, era quello di incontrare il sindaco Pd Virginio Merola o l’assessore alla scuola Marilena Pillati, ma nonostante i cancelli di Palazzo d’Accursio fossero aperti, dade e assistenti sociali, in sciopero per tutta la giornata del 4 giugno, non sono riusciti a entrare, né a consegnare all’amministrazione il loro messaggio. “La richiesta, cioè – spiega Vilma Fabbiani di Usb – di non smantellare il welfare pubblico aprendo così la strada ai privati”.

Da un lato, infatti, in piazza c’erano gli educatori delle scuole dell’infanzia, il comparto 0–6 che da quest’anno è amministrato, non più dal Comune direttamente, ma dalla neonata Istituzione Scuola. “Siamo in balia degli eventi – spiega Antonio Vitiello, rsu dell’Usb – con l’approvazione del piano di programma dell’ente, avvenuta negli scorsi giorni, infatti, è scritto nero su bianco che l’Istituzione può cercare fondi e manodopera attraverso le collaborazioni, la cogestione, la regolamentazione del volontariato e il crowdfunding, reperendo risorse, cioè, da qualsiasi cittadino o ente privato disponibile a donarli, e creando una sorta di clientelismo tale da obbligare a dipendere in maniera continua dal donatore di turno. Senza contare che basare il funzionamento dell’Istituzione sui finanziamenti dai privati è pericoloso, perché rischiamo che poi i servizi seguano una logica aziendale, e non rivolta all’interesse comune”. L’ingresso nell’Istituzione Scuola, inoltre, sottolinea Usb, “ha comportato, per le dade e le maestre, un peggioramento delle condizioni lavorative. Da quando non siamo più sotto il diretto controllo del Comune, cioè nell’ultimo anno, ad esempio, ci sono state impedite le assemblee e le ferie, e abbiamo perso diritti. E dove sono le assunzioni promesse dal sindaco alla vigilia della nascita del nuovo ente?”. Da qui, la decisione di protestare.

“Ma siamo in piazza anche per dire ‘no’ agli asili nido e alle materne aperti nel week end e in estate”, precisa Vitiello, in riferimento al dibattito sollevato nei giorni scorsi all’interno della Cgil bolognese e dell’amministrazione cittadina, favorevoli a una riforma degli orari dei servizi all’infanzia “per andare incontro alle esigenze delle famiglie e creare nuovi posti di lavoro”. “La pedagogia – sottolinea Usb – non può seguire le leggi di mercato, e noi siamo contrari agli asili – parcheggio”.

A sfilare in corteo il 4 giugno, poi, c’erano anche i dipendenti dei servizi sociali del Comune, armati di cestini ricolmi di frutta proprio per dire all’amministrazione per cui lavorano “che siamo alla frutta”. “Siamo preoccupati – racconta Cristina Dall’Olio, assistente sociale bolognese – il Comune vuole cedere la gestione del comparto all’Asp unica, l’Azienda pubblica dei servizi alla persona, entrata in vigore il 1 gennaio del 2015 e che quest’anno chiuderà il bilancio già con 700.000 euro di disavanzo. I servizi sociali sono al collasso ma in questo modo l’amministrazione li svende, e non è logico, né lungimirante. Ciò che chiediamo è di costruire un percorso condiviso per migliorare la qualità dei servizi, non di cederli a un ente che già naviga in cattive acque”.

Fino a marzo, infatti, il debito dell’Asp ammontava a 1,3 milioni di euro, poi dimezzati tra tagli agli stipendi dei dirigenti e la fusione delle tre precedenti Asp, che confluiranno nell’azienda unica. L’obiettivo è raggiungere il pareggio di bilancio nel 2016. “Non proprio l’ente ideale per assumere il controllo di un comparto così importante per il cittadino. Ma si fa così quando si vuole esternalizzare un servizio a gestione diretta: prima non lo si fa funzionare, e poi lo si affida a soggetto terzo”.

“Noi – racconta Elena, educatrice da 15 anni – crediamo che i diritti dei lavoratori, dei minori, dei disabili e dei cittadini non dovrebbero essere schiacciati da pratiche volte ad aumentare la disparità sociale e a garantire gruppi finanziari e potentati politici, e vorremmo aprire una discussione con l’amministrazione. Peccato che davanti ai lavoratori in difficoltà, il sindaco alzi le barricate e gli scudi della Polizia”.