Il Pd “rosso sangue” di guerre fratricide e sospetti. Una commissione Antimafia che secondo alcuni, è andata oltre i suoi doveri o che, secondo altri, ha gestito in malo modo le dinamiche della candidatura di Vincenzo De Luca. “Scivoloni”, “metodo grottesco e pericoloso”, “giustizialismo fuori tempo massimo”: il giorno dopo la notizia che anche il candidato governatore Pd in Campania è nella lista degli impresentabili per le elezioni Regionali, il dibattito si sposta sui giornali. Nelle ore di silenzio elettorale, a parlare sono commentatori ed editorialisti che dal Corriere della Sera a La Stampa fino a Repubblica e il Giornale non si risparmiano perplessità.

Su La Stampa è Massimo Gramellini a raccontare quello che secondo lui è un puro e semplice regolamento di conti tra i democratici: “La politica”, scrive, “resta uno dei giochi più cruenti inventati dall’uomo. Un anno fa Renzi ‘uccise’ Enrico Letta per non essere ammazzato a sua volta. La resa dei conti tra le due bande è stata rinviata di un anno e di un’elezione, quella di domani”. In questa ottica, l’annuncio dell'”impresentabilità” di De Luca sarebbe stato una semplice strategia politica: “La fazione avversa a Renzi ha promosso in Liguria una candidatura alternativa a quella di Renzi, con lo scopo di drenarle voti fino a farla perdere. E in Campania ha usato il marchio autorevole della commissione Antimafia, presieduta dalla esorcista del renzismo Rosy Bindi, per appiccicare l’etichetta di impresentabile e quel disinvolto di De Luca”. Insomma la lista sarebbe arrivata quando ormai era troppo tardi e l’Italia si presenta al voto, dice Gramellini, come in una puntata di “House of cards”.

Non è convinto della mossa nemmeno il Corriere della Sera. Così scrive Massimo Franco in prima pagina: “Rosy Bindi, presidente dell’Antimafia ed esponente della minoranza del Pd, ha sostenuto una tesi singolare. Ha detto che la commissione ha aspettato fino all’ultimo a diramare i nomi dei candidati ritenuti poco presentabili, per non interferire nelle elezioni. Ma era scontato che l’esisto sarebbe stato opposto”. Quindi l’ennesima faida e l’ennesimo scontro interno: morale, un errore affidare a quell’organo decisioni così cruciali. “Affidare ad un organo politico come l’Antimafia  una sorta di censura morale, a urne quasi aperte, contro alcuni candidati, sa di giustizialismo fuori tempo massimo. Quanto accade serve solo a portare nuovi mattoni al monumento dell’antipolitica: un altro regalo, involontario e quindi stupefacente, ai teorici dell’astensionismo e ai campioni del populismo; e per paradosso proprio agli impresentabili”.

Su Repubblica interviene invece Roberto Saviano che parla di “metodo grottesco” che creerebbe pericolosi precedenti: “La commissione Antimafia”, dice, “è arrivata a mettere ordine laddove non è riuscita a farlo la politica, ma il risultato dell’elenco reso noto è pericoloso e ambiguo. Bisogna che l’intervento abbia un codice e chiarisca quali sono i parametri di presentabilità”. Un codice in realtà c’è, ma secondo Saviano è stato utilizzato in modo ambiguo: “In molti casi le valutazione sono state fatte non su sentenze passate in giudicato, ma sugli elementi prodotti dalla pubblica accusa. La lista rischia di diventare una sorta di lista di proscrizione. Rischiosa, perché il metodo non è chiaro. Poi controproducente, poiché darebbe una patente di presentabilità a tutti quelli che non sono inseriti nella lista e che magari sono solo dei prestanome”. E conclude: “Si rischia di arrivare ad una barbara decisione politica senza regole”.

Dubbi simili, ma ancora più critici vengono invece dall’avvocato Gianluigi Pellegrino che interviene con un pezzo firmato da lui direttamente su Repubblica e che non esita a parlare di “scivoloni”: “Rosy Bindi peggio non poteva gestire questa vicenda”, scrive, “alla guida della Commissione Antimafia”. E questo perché secondo il legale la deputata avrebbe commesso alcuni gravi scivoloni: “Il codice cui in effetti i partiti hanno aderito individua nel rinvio a giudizio per alcun reati un requisito impeditivo della candidatura. Nonostante questo Bindi ha ritenuto includere anche Oggiano, un candidato assolto. E solo perché il pm ha interposto appello”. Altro scivolone riguarderebbe la questione De Luca: “Nelle premesse Bindi lo definisce ineleggibile come invece sicuramente non è, incorrendo nella diversa ipotesi della sospensione obbligatoria se eletto”. E conclude: “‘Verità e trasparenza’ diceva la Bini, ma se saltano regole e protocolli istituzionali sono proprioq ueste le prime vittime e si rischia di dar ragione anche agli indifendibili”.

Insomma per gli editorialisti l’iniziativa dell’Antimafia è tardiva e pericolosa. E fa danni solo al Partito democratico: “Chi di moralismo ferisce”, scrive Vittorio Feltri sul Giornale, “di moralismo perisce. La sinistra per anni e anni ha predicato bene e razzolato male e oggi si impicca con la propria corda. E’ la prova che a forza di assecondare il desiderio di pulire la politica, gli spazzini finiscono per essere più sudici della spazzatura”.