Una rivoluzione in grado di cambiare il funzionamento della Camera dei deputati. E dunque dei lavori parlamentari. Consentendo l’approvazione delle leggi in tempi più rapidi. Grazie alla radicale riforma dei regolamenti. Certo, tutto molto bello. Peccato che sia stato solo un bluff: il progetto di riforma è finito infatti in un pantano da oltre 8 mesi. E pensare che se fosse stato approvato il testo-base, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non avrebbe potuto porre neppure la famosa questione di fiducia sull’Italicum, perché avrebbe violato un comma inserito nella riforma che prevede  il divieto della fiducia su questioni importanti come la legge elettorale. “Ora invece la strada è in salita”, ammette Alfredo D’Attorre, deputato del Pd e componente della giunta per il Regolamento della Camera incaricata della scrittura di questo provvedimento, al cui interno sono rappresentate tutte le forze politiche presenti in Parlamento. Tanto in salita da non lasciare intravedere grandi possibilità di una ripresa celere dell’iter.

LARGHE INTESE Eppure il cammino era iniziato in tempi ormai lontani, nel dicembre 2013, quando c’era ancora il governo di Enrico Letta, con il delineamento complessivo delle modifiche da realizzare. E sotto i migliori auspici. Era stata persino siglata un’intesa di massima su un testo base concordato tra le forze politiche con la sola eccezione del Movimento 5 Stelle, che espresse sin dal principio la propria contrarietà. Su tutto, nel testo c’era la volontà di semplificare l’iter legislativo. Era per esempio prevista la “corsia preferenziale” per i disegni di legge del governo; la cancellazione delle 24 ore di attesa sul voto di fiducia; l’impegno a discutere le proposte di legge di iniziative popolare entro un termine preciso, a differenza di oggi che non vengono nemmeno calendarizzate; il potenziamento del ruolo delle commissioni nella discussione di un testo di legge, con la possibilità di esaminare i singoli articoli e lasciando all’Aula solo la votazione conclusiva.  Grandi e gradite novità, soprattutto per chi conosce le attuali disfunzioni che appesantisono i processi legislativi di Montecitorio. “L’obiettivo era lo snellimento degli interventi in aula, spostando la sostanza della discussione nelle commissioni”, sintetizza Pino Pisicchio, presidente del gruppo Misto alla Camera e tra i protagonisti nella stesura del testo-base.

ARMONIA PERDUTA  Solo che l’armonia di inizio legislatura è pian piano andata perduta. Insieme ai suoi ambiziosi propositi. Che cosa ha incrinato l’idillio? Innanzitutto la rottura del patto del Nazareno con il conseguente cambio di posizione di Forza Italia sulle riforme. Ma in discussione c’è anche l’atteggiamento del Partito democratico, che il deputato di Sinistra ecologia e Libertà Gianni Melilla accusa senza mezzi termini: “Si è creata un’alleanza forse involontaria, ma sicuramente negativa, tra Pd e Movimento 5 Stelle – sostiene il parlamentare di Sel – che per motivi differenti hanno bloccato la riforma. Il M5S temeva che attraverso la riduzione dei tempi di discussione e di confronto in Parlamento prevista dal nuovo regolamento si volesse mettere un bavaglio all’Aula. Mentre il Pd questo bavaglio l’ha messo davvero ma senza toccare i regolamenti, inserendolo direttamente nella riforma costituzionale che interviene in maniera forte sul funzionamento delle Camere. Un vero e proprio golpe istituzionale”. Melilla lancia perciò un appello ai 5 Stelle: “Serve un’assunzione di responsabilità per riprendere il discorso sui regolamenti e far recedere il Pd dalle sue posizioni estreme”. Un invito che il pentastellato Danilo Toninelli accoglie però con scetticismo: “Il M5S crede fermamente che il Parlamento debba conservare il ruolo di controllo sull’attività del governo”, dice. “perché,quando si vuole, le leggi vengono approvate molto velocemente”.

BINARIO MORTO Tra veti incrociati e scambi di accuse, la riforma è dunque su un binario morto. Dopo gli emendamenti presentati al testo-base dai vari esponenti nella Giunta per il regolamento, dall’ottobre 2014 non si hanno più sue notizie. Senza neanche speranze concrete di rivederla presto in cammino. Anche se Pisicchio prova a rilanciare l’accordo: “E’ necessario andare oltre gli irrigidimenti attuali”, dice il presidente del gruppo Misto: “Certo comunque che non si procederà a colpi di maggioranza: le regole del gioco vanno condivise e approvate con una maggioranza più larga possibile”.
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