Non sappiamo se il Berlusconi in versione riflessiva apparso da Fazio sia quello “vero”. Qualcuno lo ha definito “dimesso”. Non è la nostra impressione perché  ci è parso anzi adeguato sia al contesto del programma sia alle circostanze elettorali.

Sotto il primo aspetto, Berlusconi ha scelto il registro colloquiale con l’esclusione dei toni da comizio, e con un premeditato colpo d’incontro (di certo apprezzato dai “cumenda”  che lo votano) attorno alla barba di Fazio: “Me ne intendo, come sa. Se la tagli, che per la tv è meglio”. Così il conduttore era di colpo ricondotto al ruolo del dipendente e l’imprenditore, “quale io sono”, cordialmente transitava dal ruolo di ospite a quello di esponente della classe dirigente, quella vera, mica gli straccioni della casta.

Da lì in poi solo frasi rotonde e voce composta (salvo un succoso, purtroppo breve, momento in cui –quasi una rievocazione – è partito il famoso passo di carica contro il “comunismo”). Del resto solo uno sprovveduto andrebbe ad alzare la voce da Fazio che, si sa, è uno che risponde alle palle violente smorzandole sotto rete.  E poi è un guaio andarle a riprendere. In compenso, se non fai il suo gioco, può anche capitarti una smash sotto rete, con  l’”ospite” che ricorda al conduttore il proprio debito di risposta a una cruciale domanda posta poco prima.

Sotto il secondo aspetto, le circostanze elettorali, Berlusconi ci è sembrato dare per scontato che a destra, stavolta prevarrà la felpa, ma anche che il mondo del doppiopetto è tutt’altro che fuori gioco perché gli entusiasti di Salvini se vorranno governare dovranno presto o tardi smettere di fare gli sbruffoni, mandare le felpe in lavanderia e tornare a chiedere ospitalità ad Arcore-Canossa. Anche per questo, e non solo per adeguarsi al clima del programma, a Berlusconi conveniva il pacato linguaggio dell’attesa anziché quello concitato dell’angoscia.

Il pubblico si è affollato con mezzo milione di spettatori in più rispetto allo stesso orario delle settimane precedenti, in gran parte per l’afflusso di maschi anziani (e qui forse ha giocato l’effetto “Youth”). Freddezza però, con calo di spettatori, in Liguria e, principalmente nel Veneto, dove al momento Matteo (Salvini) pare avere del tutto scalzato Silvio dai cuori che un tempo battevano per lui. Mentre la Campania, altra regione che vota fra una settimana, ha avuto un sobbalzo di attenzione, facendoci capire perché Carfagna, che è di lì, sia considerata fra i possibili leader del Partito Repubblicano stile Usa. Quello vaticinato da Berlusconi come futuro contenitore dei “moderati” d’Italia, con Salvini e Meloni al posto dei tea party e Antonio Martino nel ruolo di McCain. Purtroppo non potendone adottare il nome d’oltre Atlantico perché i mazziniani, che peraltro moderati non erano, se lo sono preso da lungo tempo. E, abbiamo appreso ieri sera, pare non siano disposti a cederlo, neanche contro contanti.