Il 17 maggio ricorre la Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia. Perché proprio il 17 maggio? Gli organizzatori hanno scelto questa data perché il 17 maggio del 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità decise di non considerare più l’omosessualità una malattia mentale.

Da allora abbiamo percorso tanta strada per il riconoscimento dei diritti delle persone lesbiche, gay, omosessuali, bisessuali e transgender (Lgbt), ed è giusto celebrarli ogni anno. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso è riconosciuto da un numero sempre maggiore di nazioni in tutto il mondo, dalla Svezia e la Slovenia, fino al Sudafrica. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea proibisce la discriminazione basata dell’orientamento sessuale, anche se il matrimonio tra persone dello stesso sesso rimane illegale in molti Paesi, anche in Italia. La Corte Suprema degli Stati Uniti sembra propensa al riconoscimento del diritto costituzionale al matrimonio tra persone dello stesso sesso, e l’Irlanda sembra altrettanto pronta alla legalizzazione dei matrimoni Lgbt, come dimostra il referendum che si terrà questa settimana.

Queste conquiste solo dieci anni fa erano inimmaginabili, quando la Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia fu celebrata per la prima volta. Nel 2005 solo l’Olanda, il Belgio, la Spagna, il Canada e lo stato americano del Massachusetts riconoscevano queste unioni.

Quell’anno, secondo i sondaggi dell’agenzia Gallup, più della metà degli americani credeva che i matrimoni Lgbt non avrebbero dovuto essere legalizzati, oggi solo il 42% degli americani la pensa allo stesso modo.

Si tratta senz’altro di traguardi considerevoli ed è giusto celebrarli, ma è importante riconoscere che, sfortunatamente, viviamo in un mondo che necessita di un giorno internazionale contro l’omofobia, un mondo dove troppo spesso le persone sono discriminate e perseguitate per il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere.

Oggi, almeno 81 nazioni in tutto il mondo criminalizzano le relazioni tra persone dello stesso sesso, questo vuol dire che all’incirca il 40% della popolazione mondiale vive in nazioni che non riconoscono il diritto al matrimonio. Le persone Lgbt in tutto il mondo incontrano ostacoli ogni giorno, da piccoli episodi di discriminazione e bigottismo alla violenza legittimata dallo Stato. La scorsa settimana, il Presidente del Gambia Yahya Jammeh ha pubblicamente annunciato che avrebbe tagliato personalmente la gola a tutte le persone gay del Paese. In Kyrgyzstan i legislatori stanno considerando una legge che criminalizzerebbe “la propaganda di relazioni sessuali non tradizionali”. In Russia le coppie Lgbt non hanno gli stessi diritti delle coppie di sesso opposto e non ci sono leggi che proibiscono la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e l’identità di genere. Mike Huckabee, un candidato repubblicano alla presidenza americana per il 2016, ha paragonato l’omosessualità al bere alcolici, definendola “a lifestyle choice”, una scelta di vita.

Attraverso il mio lavoro di Presidente del Robert F. Kennedy Human Rights, ho visto la paura con cui troppe donne e troppi uomini devono convivere nella vita di tutti i giorni, semplicemente perché amano una persona dello stesso sesso. Solo due anni fa, i miei colleghi ed io siamo stati in Uganda, uno dei posti più pericolosi del mondo per le persone Lgbt.

Ci siamo recati lì per opporci alla legge anti-omosessualità che stava per essere approvata, la quale avrebbe criminalizzato le relazioni tra persone dello stesso sesso, inasprito le punizioni e fatto rischiare il carcere a vita. Una sera avevamo organizzato una cena nel ristorante del nostro hotel con alcuni amici ugandesi, dopo la quale due dei partecipanti, entrambi transgender, sono stati arrestati dalla polizia e rinchiusi in carcere. Io e i miei colleghi abbiamo trascorso tutto il resto della permanenza lavorando per il loro rilascio.

Siamo riusciti a liberarli, ma i nostri amici non sarebbero mai dovuti essere imprigionati. Purtroppo questo tipo di discriminazioni avviene ogni giorno in tutto il mondo. Oggi dobbiamo riflettere sui progressi raggiunti, ma al tempo stesso bisogna trovare il modo per portare a termine il lavoro che abbiamo iniziato.