Esclusi dalla riforma della Buona scuola di Matteo Renzi dopo aver vinto un concorso e aver frequentato sei mesi di formazione a pagamento (minimo 2500 euro). Se il provvedimento dell’esecutivo in discussione ora a Montecitorio promette 100mila assunzioni e la chiusura delle graduatorie, dimentica o semplicemente ignora 30mila aspiranti docenti già abilitati o in procinto di farlo con il Tirocinio formativo attivo, il percorso di abilitazione all’insegnamento che ha sostituito le precedenti SISS (Scuola di specializzazione all’insegnamento secondario) e che fu voluto dall’allora ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.

“E’ inammissibile”, ha detto la Gelmini, “che docenti selezionati sul merito, tramite concorso e su fabbisogno vengano tagliati fuori dal piano assunzioni previsto dal governo”. Per questo proprio la deputata ha presentato un pacchetto di emendamenti che punta a far rientrare gli abilitati del TFA nel piano assunzioni dando valore concorsuale ai test selettivi sostenuti in entrata. Ma proprio tutti? Non esattamente. Nelle richieste di modifica presentate da Forza Italia non viene mai menzionato il DM 312/2014, quello che istituisce la seconda tornata del Tirocinio formativo attivo tuttora in corso e i cui lavori dovranno necessariamente chiudersi entro il mese di luglio 2015.

Una differenza di trattamento che però la Gelmini smentisce: “Passati gli abilitati del primo ciclo passa automaticamente il principio per cui a beneficiarne saranno anche quelli del secondo”. La situazione in ogni caso resta difficile per tutti gli abilitati del TFA: se non saranno approvati gli emendamenti, l’unico destino possibile per gli aspiranti docenti è quello del futuro concorso a cattedra previsto, in linea teorica, per il prossimo ottobre 2015. Se infatti le vecchie SISS davano modo di accedere direttamente all’insegnamento grazie al test finale che aveva un effettivo valore concorsuale, il TFA, nonostante in teoria (e sulla carta) fornisca un titolo abilitativo, di fatto non dà accesso diretto al reclutamento.

A questi “figli di uno dio minore” lo Stato chiede di sostenere un ulteriore concorso per abbandonare definitivamente il precariato e avere dunque diritto al ruolo. Ma i paradossi non finiscono qui: i partecipanti SISS che hanno congelato il percorso abilitante per conseguire un dottorato, si ritrovano iscritti di diritto al TFA e, conseguendo lo stesso titolo degli abilitati con tirocinio formativo attivo vengono, diversamente da loro, inseriti di diritto nelle graduatorie a esaurimento (potendo così aspirare alle assunzioni della riforma). Insomma, i soliti risvolti all’italiana. Mentre in Commissione ci si affretta ad approvare i vari articoli del ddl Scuola, la deputata Pd Simona Malpezzi ribadisce che i 30mila abilitati o “in procinto di” continueranno a essere esclusi: “Gli abilitati TFA dovranno sostenere il concorso a cattedra, che sarà aperto ai soli abilitati”. La Malpezzi si riferisce dunque a tutti coloro i quali, attraverso iter come il tirocinio formativo attivo o i percorsi abilitanti speciali (PAS, voluti questi ultimi dall’ex ministro Profumo, per un totale di circa 70.000 unita’), hanno conseguito il titolo abilitativo all’insegnamento.

Nel dicembre del 2014 però il Consiglio di Stato si è espresso sull’argomento con una sentenza che potrebbe creare qualche problema al nuovo sistema. “E’ stato stabilita”, spiega l’avvocato Antonio De Angelis “l’ammissione con riserva nelle GAE – Graduatorie ad Esaurimento, ovvero ruolo – di abilitati TFA, con un pronunciamento che va di fatto a sconfessare la necessità di un successivo ed ulteriore concorso a cattedra. Se il TFA e’ un’abilitazione, allora deve essere un titolo idoneo all’inserimento nelle GAE. Ritengo che, soprattutto alla luce della prossima approvazione del decreto-scuola, gli abilitandi possano avviare un’iniziativa giudiziaria finalizzata all’inserimento con riserva nelle GaE”.