Due sere fa rientrando a casa, sono passata dal Duomo. Intorno a me la piazza allestita per il concerto di inaugurazione del 1 maggio. Mi sono fermata ad ascoltare. Andrea Bocelli stava provando Verdi che avrebbe poi cantato in mondovisione ieri 30 aprile. C’erano poche persone sorprese dall’inaspettata fortuna. Davanti a me una coppia di americani ascoltava rapita. Quando il tenore ha terminato, l’uomo ha stretto forte la donna e mentre la baciava ripeteva tenendole il volto tra le mani e sorridendo “Italia, Italia, Italia”.

Italia.
Difficile non amare il Paese più bello del Mondo.
E difficile non restare invischiati nella sua bellezza che può essere per noi italiani paralizzante: le cose non vanno, ma intorno c’è Roma, Firenze la Toscana, il mare della Sicilia.

Rimandiamo le proteste, che diventano meno incisive.
La bellezza può essere consolatoria.

L’ho pensato anche stamane seguendo la cerimonia di apertura di Expo 2015: tutto si aggiusterà, riflettevo, perché siamo in Italia, abbiamo l’opera, il cibo, l’arte che faranno dimenticare il senso tutt’altro che retorico di Expo: ‘Nutrire il pianeta’, che è un tema duro, che ci ricorda anche di multinazionali che sponsorizzano l’evento e che spesso contribuiscono a rendere ancora più difficile la vita di chi di cibo non ne ha.

Ma il pericolo di una cerimonia che sarebbe potuta essere retorica l’abbiamo scongiurato con l’intervento di Papa Francesco che invito a riascoltare, per una volta dimenticando che sta alla guida dei cristiani cattolici, perché ciò di cui ha parlato ci riguarda tutte e tutti.

Dunque il Papa non perde tempo in convenevoli e ricorda subito che la Sua “è la voce di tanti poveri che fanno parte di questo popolo e con dignità cercano di guadagnarsi il pane col sudore della fronte” e dunque continua “La Expo è un’occasione propizia per globalizzare la solidarietà. Cerchiamo di non sprecarla ma di valorizzarla pienamente!”

Parole dense e subito un richiamo per noi a valorizzare e a non sprecare.

Ma è nella prosecuzione del discorso che Francesco compie un gesto realmente nuovo uscendo dalla retorica delle grandi occasioni e obbligandoci a riempire di senso il titolo di Expo
Nutrire il pianeta, energia per la vita’. “Anche di questo dobbiamo ringraziare il Signore: per la scelta di un tema così importante, così essenziale… purché non resti solo un ‘tema’, purché sia sempre accompagnato dalla coscienza dei ‘volti’: i volti di milioni di persone che oggi hanno fame, che oggi non mangeranno in modo degno di un essere umano.”

Le parole di Francesco qui sono rivoluzionarie: l’invito è dare un volto al disagio. E il volto dell’Altro ci interroga, ci richiede attenzione, ci mette in discussione. E’ semplice essere d’accordo con discorsi di di compassione mentre le nostre azioni ne sono talvolta prive. Difficile incontrare il volto dell’Altro rimanendo impassibili.

La coscienza dei volti ci riporta ad una consapevolezza improcrastinabile.

Domanda il Papa che ogni persona che andrà all’Expo “possa percepire la presenza di quei volti. Una presenza nascosta, ma che in realtà dev’essere la vera protagonista dell’evento: i volti degli uomini e delle donne che hanno fame, e che si ammalano, e persino muoiono, per un’alimentazione troppo carente o nociva”.

Non più dunque Expo solo come una grande vetrina di prodotti e tematiche, bensì come luogo di incontro con chi deve restare al centro delle discussioni di questa grande manifestazione che può divenire il luogo della ricerca di come risolvere il problema della fame.

Diceva il filosofo Isidoro di Siviglia che la ‘faccia’ è l’atteggiamento naturale , immutabile del viso, mentre il ‘volto’ varia e muta e si presenta ora lieto ora triste in sintonia con lo stato d’animo.
E non è dunque un caso che Francesco ci parli dei volti di chi ha fame.

Nessuna scappatoia alle nostre coscienze: Francesco si rivolge poi a quelli i cui “ volti avranno un ruolo importante nell’Esposizione Universale: quelli di tanti operatori e ricercatori del settore alimentare. Il Signore conceda ad ognuno di essi saggezza e coraggio, perché è grande la loro responsabilità...smettere finalmente di abusare del giardino che Dio ci ha affidato, perché tutti possano mangiare dei frutti di questo giardino.

La prospettiva in cui il Papa situa Expo 2015 ci appare dunque estremamente interessante e rivoluzionaria: un evento concreto, reale ed efficace non costruito intorno a discorsi vuoti e retorici bensì incontro tra volti reali, tra chi non ha nutrimento e chi ha il potere di ripartire le risorse in modo finalmente equo.

Da oggi abbiamo 6 mesi per provarci.