Più forti sono le barriere con cui gli Stati cercano di difendersi, più forte è l’interesse e il guadagno a oltrepassarle. Certo non si possono costruire dei muri in mezzo al mare e soprattutto non si possono dividere le acque per oltrepassarlo. “Mosè è stato il primo scafista della storia” commentava uno smuggler intervistato dai giornalisti Giampaolo Musumeci e Andrea Di Nicola, le cui dichiarazioni sono riportate nello splendido testo ‘Confessioni di un trafficante di uomini.

Come reporter di guerra ho seguito diversi conflitti. Ero a Tunisi a seguire la rivoluzione che avrebbe deposto Bel Alì e dato avvio alla primavera araba. Un giorno raggiunsi Zarzis, piccolo porto tunisino da dove partivano numerosi sbarchi e dove gli agenti di polizia guadagnavano al mese soltanto 250 euro! Una paga talmente minima che però veniva ben incrementata dalla ‘mazzetta’ dello scafista. Sì, dico bene, quegli stessi scafisti che oggi vengono messi sotto accusa dallo stesso Renzi ma che nel tempo si sono evoluti. Oggi capita che alla guida di imbarcazioni ci siano anche dei ragazzini che non hanno alcuna conoscenza marittima di navigazione. Gli viene consegnato loro un Gps e mandati all’avventura.

Mussie Zerai, il prete eritreo presidente dell’agenzia umanitaria Habeshia, ha seguito l’evoluzione della figura del trafficante e dei passeur sul territorio italiano. Oggigiorno non arrivano più i veri scafisti. Il reclutamento è dozzinale ed avviene tra i migranti che possiedono un briciolo d’esperienza. A loro gli si offre uno sconto sul viaggio per diventare scafisti. Chi invece organizza i barconi e li mette in mare, invece, intasca senza rischiare. A volte i trafficanti accompagnano i migranti fino ad un certo punto del Mediterraneo, poi dalle navi madre i migranti vengono trasbordati in barche più piccole o gommoni e mandati incontro alla morte come racconta Zerai.

Non è un caso che sono aumentati gli incidenti in mare. Per contrastare il fenomeno l’Italia vorrebbe colpire le imbarcazioni degli scafisti mentre l’Europa rifinanzia cospicuamente l’operazione Triton che si limita solo al pattugliamento e non alla ricerca e al salvataggio e costa 3/5 milioni al mese spalmati sui 28 Stati ma che non contrasta il ruolo dello scafista. Quest’ultimo rappresenta il terminale di una rete complessa, di un vero e proprio network che si alimenta molto facilmente ristrutturandosi e lucrando sugli spostamenti umani. Il problema non si risolverà con la lotta agli scafisti perché si perfezioneranno e sfideranno qualsiasi ostacolo.

Fino a pochi decenni fa, i trafficanti di cui si sentiva parlare in Europa erano quelli che aiutavano gli italiani ad attraversare le Alpi per arrivare in Francia e in Svizzera, e i morti erano quelli che non riuscivano a scalare le nostre montagne di notte in mezzo alla neve. Leggi più severe e innalzamento delle frontiere non hanno mai fermato gli sbarchi e gli spostamenti del genero umano. Oggi siamo abituati a flussi migratori continui. L’uomo non è più fermo ma continua a fuggire dalle zone di conflitto e di miseria per percorrere il globo.

Sotto i porticati fiorentini era nato nel Quattrocento il regime della modernità. Il soggetto doveva rimanere fermo altrimenti il trucco della prospettiva non funzionava. Oggi il soggetto non è più fermo ma è in continuo movimento e nessuna legge riesce ancora ad esplorare un fenomeno che ha ragioni molto più antiche e spesso legate a vari aspetti della conoscenza umana.

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