Vengo da due settimane tra Shanghai e Singapore, lontano dalle piccolezze e le polemiche politiche da due soldi, potendo confrontare la nostra realtà con ciò che accade in un mondo globalizzato che mediamente conosciamo troppo poco, ma che deve essere fonte di spunti preziosi.

A Shanghai ho partecipato a una fiera in cui erano presenti decine di aziende italiane, insoddisfatte dell’organizzazione e di una gestione dell’ICE che era meglio non ci fosse, abbandonate a se stesse, con un paragone impietoso addirittura allo spazio delle aziende tedesche, con lo scandalo, di uno stand di 2 metri per 2 per pubblicizzare Expo (nella città del precedente Expo) senza neanche una persona a spiegare alcunché, lasciato vuoto con due volantini in balia di se stesso e completamente inutile.

Ma nel contempo c’erano giganteschi stand di aziende cinesi che esponevano prodotto cinese di bassa qualità con gusto italiano, con immagini enormi del Duomo, della Galleria, con ogni cosa che potesse ricordare Milano e la Bellezza dell’Italia. Non Parigi o Londra, sia chiaro, ma Milano. E negli occhi delle persone, cinesi, che passavano dal nostro stand, quando sentivano la parola Milano, si vedeva lo sguardo illuminarsi, magari non capendo altro e non serviva altro, per acquisire credibilità e spessore in quello che presentavamo.

A Singapore ho avuto modo di toccare con mano quello che Milano è e deve ambire ad essere, semplicemente la città più ‘figa’ d’Europa, permettetemi il termine, in tutti i suoi aspetti, così come Singapore lo è per l’Asia. La città dove tutti vogliano vivere e costruire il proprio futuro.

Ho visitato due multinazionali dell’e-commerce da miliardi di euro, un bellissimo incubatore e spazio di co-working, ma soprattutto ho parlato con diversi italiani che li vivono e che fanno parte di quei 23 miliardi di euro di istruzione che regaliamo agli altri Paesi dopo averli formati per 20 anni da noi. In ognuno di loro, che guadagnano stipendi inimmaginabili qui da noi ora, pagano il 5% di tasse e hanno la città con i migliori servizi al mondo, ho avvertito una mancanza di Italia che cova sotto a ogni cosa, e che ce li riporterà prima o poi. Torneranno tutti, da lì come da ogni parte del mondo.

C’è un esercito di intelligenze, competenze, esperienze italiane che è la più grande ricchezza che ha il nostro Paese e che non aspetta altro che li facciamo tornare.

E contemporaneamente c’è un esercito ancora più grande di umanità che vive in posti che non eguaglieranno mai la qualità di vita del nostro Paese e che sognano l’Italia, l’amano senza conoscerla, la vorrebbero vivere in ogni suo aspetto.

Ecco, a queste due classi di persone noi ci dobbiamo rivolgere nella nostra azione sociale e politica con una visione ben precisa.

Per far tornare questa umanità italiana e far arrivare la prima volta questa umanità nuova dobbiamo avere la visione e la convinzione che l’Italia ha tutte le caratteristiche per essere il migliore Paese del mondo e che Milano può e deve esserne la porta d’ingresso.

Dobbiamo avere l’ambizione di prendere spunto da questi esempi di eccellenza per pensare una città che sia ancora più pulita, più sicura, più verde, più aperta e rispettosa delle diversità, che sia un centro di eccellenza per gli studi e per la ricerca, che diventi il posto migliore in Europa dove aprire aziende e inseguire i propri sogni di start up, dove artisti e creativi vogliano venire a mischiarsi e confrontarsi, che sia il posto migliore dove mettere su famiglia e cominciare a fare figli con un grande ottimismo verso la vita e verso il futuro.

Siamo la Regione più produttiva d’Europa, siamo nel posto geograficamente migliore in Europa, abbiamo aziende eccellenti in diversi settori, e attraiamo qui i migliori cervelli dell’Italia, prima di farli scappare all’estero a inseguire i propri obiettivi.

Ecco, proprio perché ogni grande conquista è un sogno prima di diventare realtà, mi piacerebbe avessimo tutti insieme questo sogno di rendere Milano la città dove realizzarsi, dove la gente voglia venire per creare il proprio futuro, immaginiamola come capitale della rinascita italiana, e un centro di sperimentazione di tutte le buone politiche che possano portare sviluppo.

E dal momento che copiare bene è meglio che innovare male, cerchiamo di comprendere quello che realtà come Singapore, Barcellona, Berlino o altre possono insegnarci in termini di sviluppo pubblico, di buona amministrazione, di attrazione di cultura e arte, di trasporti, di semplificazione dei servizi e di miglioramento della vita quotidiana.

Se chi avrà la responsabilità politica della nostra città nei prossimi anni avrà l’ambizione di inseguire questo sogno, e saprà coinvolgere le migliori risorse e i migliori cervelli, sono sicuro che questi obiettivi cosi grandi saranno possibili, e a giovarne sarà in ultima istanza tutta la nostra comunità.