Matteo Renzi dice che lo sciopero del 5 maggio fa ridere. Io voglio farlo ridere a crepapelle. La verità è che il 5 maggio, si terrà in concomitanza con la protesta proclamata da tutti i maggiori sindacati, la prima prova Invalsi nella scuola primaria e il premier teme di fare una figuraccia internazionale se in molte scuole non sarà possibile effettuare il test a causa dello sciopero.

Detto questo una premessa: sono un iscritto alla Flc-Cgil, critico con il sindacato colpevole di essere stato assente, debole ed inefficace nei momenti in cui era necessario alzare la voce non per un giorno ma per mesi.

Ma il 5 maggio, per la prima volta dal 30 ottobre 2008, il sindacato dimostrerà di essere unito contro l’arroganza di un premier che a settembre ha presentato un documento di riforma che nulla ha a che vedere con il disegno di legge che il Parlamento si appresta a votare.

Chi l’ha letto sa bene che nella “Buona scuola” non si parlava del potere di scelta dei presidi nell’individuare i docenti; degli albi regionali in cui confluiranno gli insegnanti e nemmeno dell’eterna precarizzazione dovuta agli incarichi triennali. Nemmeno si citavano tutte le deleghe al governo raccolte nel famoso articolo 21 del ddl che pochi conoscono ma che varrebbe la pena leggere con particolare attenzione.

A settembre ho “promosso” parte dei contenuti della “Buona Scuola” ma oggi quel testo è stato stravolto, probabilmente con la complicità di un ministro della Pubblica istruzione compiacente o troppo silente.

Ora l’ex sindaco di Firenze vuole anche spiegarci la riforma scrivendoci una lettera, come se noi poveri ignoranti non avessimo capito nulla.

Renzi, risparmi tempo e denaro. E se dovesse decidere di inviare questa missiva via posta elettronica non capisco allora perché non l’abbia fatto in sede di consultazione della “Buona Scuola”: avevo personalmente suggerito alla Giannini questa strada.

Mi vien da pensare che al governo non interessasse il nostro parere. In ogni caso, la lettera di Renzi ci ricorda le lettere e i dépliant di un altro premier. Non ne abbiamo bisogno: #Matteostaisereno.

Gli insegnanti hanno capito bene che con l’approvazione di questa riforma diventeranno burattini nelle mani del dirigente o del consiglio d’istituto; l’autonomia culturale e professionale del docente, sancita dal contratto nazionale, sarà archiviata. La stessa valutazione degli insegnanti nelle mani del dirigente sarà un’arma pericolosa capace di fare della scuola un’industria dell’obbligo d’istruzione.

Il premier ha comunque deciso di scriverci. Non ci resta che rispedire le lettere al mittente: matteo@governo.it o Palazzo Chigi, Piazza Colonna 370, 00187 Roma.

In questi ultimi anni di fronte ad un sindacato incapace di rinnovarsi, troppo impegnato a osservare il proprio ombelico ho perso fiducia nella sciopero come forma di protesta nonostante abbia ben chiaro in testa le parole di don Lorenzo Milani: “Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto”.

Eppure il 5 maggio lo sciopero è un’occasione per alzare la voce insieme (finalmente uniti!); per impedire che un presidente del Consiglio si permetta di scherzare su una democratica forma di protesta; per far fallire la prima prova Invalsi dimostrando che quel test, calato sulle teste dei docenti, è ormai desueto e inutile.

E tu, Renzi ridi, ridi pure. Ma ricorda anche quel motto: “una risata vi seppellirà”.