L’ennesima tragedia successa nel mar Mediterraneo a largo delle coste della Libia ha avuto ripercussioni anche nel mondo della musica. È successo infatti che i Nobraino, gruppo “indipendente” – descrizione che oggi va molto di moda e che, a volte, qualifica artisticamente quei gruppi per cui tale definizione risulta esaustiva –, abbiano pubblicato sulla propria pagina Facebook una foto di corpi in mare con una didascalia terrificante rilanciata su Twitter:

«Avviso ai pescatori: stanno abbondantemente pasturando il Canale di Sicilia, si prevede che quelle acque saranno molto pescose questa estate.»

nobraino facebookDa lì ci sono state modifiche allo status, presumibilmente perché anche all’interno del gruppo, o comunque dell’entourage, la frase credo abbia provocato reazioni non propriamente entusiastiche.

Fatto sta che nelle modifiche dello status si può notare come: prima sia comparsa la firma “n”, poi il nome per esteso dell’autore della didascalia, Nestor Fabbri, il chitarrista del gruppo, poi la frase sia stata cambiata, con un più tranquillo, e a questo punto difensivo: «La realtà è di cattivo gusto».

Ad ogni modo, nel frattempo tra le varie voci indignate che la frase ha scatenato, c’è quella del condirettore artistico del Primo Maggio di Taranto, Roy Paci, che così risponde, con un tweet:

Le frasi dei Nobraino sono bestiali; in più – quel che è peggio – appartengono a un gruppo che evidentemente non ha nemmeno la forza per sopportarne l’impatto. Risultano perciò pretestuose e opportunistiche, divenendo letteralmente inaccettabili.

L’essere tornati sui propri passi denuncia una debolezza imbarazzante, ed è sintomo di aver voluto fare una provocazione fine a se stessa, come spesso capita anche nei loro spettacoli.

Vecchia storia quella che dice che si può scherzare su tutto, della sacralità del sarcasmo e della satira: spesso l’ironia, il sarcasmo e la satira travalicano il confine dell’accettabilità umana, altrimenti rischierebbero di risultare innocui. Non c’è niente di peggio della satira innocua. Altra vecchia storia quella dell’ironia contro il potere. Storia che ha del vero – su cui quantomeno si può discutere –, ma che proprio per la delicatezza e per il fatto che possa diventare un’arma straordinaria, è molto difficile da usare.

È nuovissima, invece, la storia del non saper usare i social network da parte di chi ha un minimo di visibilità, che spesso drammaticamente può trasformarsi in divismo del tutto ingiustificato e altamente fastidioso: non verso i potenti, però.

In altre parole, trovo che la più alta forma d’irrispetto dei Nobraino in tutta la vicenda sia stata quella di aver voluto usare sarcasmo senza esserne minimamente capaci, in riferimento a un argomento tanto doloroso per il quale – se non si sa fare altro di utile – è bene tacere come elevatissima forma di cordoglio.