Un’occasione unica. Juventus-Monaco è la partita dell’anno, e forse anche di più, per una squadra ad un passo dal quarto scudetto consecutivo che sogna finalmente di fare il salto di qualità a livello internazionale. Perché i bianconeri mancano in semifinale di Champions League dal 2002/2003 (quando persero in finale ai rigori contro il Milan); e nelle ultime dieci edizioni soltanto due squadre italiane (l’Inter del Triplete e il Milan di Ancelotti) sono entrate fra le prime quattro d’Europa. Numeri che dimostrano quanto il traguardo sarebbe prestigioso ed importante, per i bianconeri e tutto il nostro calcio.

La squadra di Massimiliano Allegri appare solida e matura per raggiungerlo, al di là del passo falso contro il Parma che non dovrebbe rappresentare un vero campanello d’allarme. Probabilmente, se la società continuerà sulla strada intrapresa, il treno ripasserà anche nelle prossime stagioni. Di certo, non capiterà più un percorso così facile. La Juventus ha avuto la fortuna di pescare negli ottavi il peggior Borussia Dortmund degli ultimi tempi (allo sbando in Bundesliga, dove è stato a lungo anche in zona retrocessione), e poi nei quarti il Monaco, terzo in Ligue 1 dopo essersi privato nell’ultimo mercato estivo della sua stella Falcao. Il miglior avversario possibile fra quelli presenti nell’urna di Nyon, un ostacolo che non può fare paura ai bianconeri. Ma neppure dev’essere preso troppo sottogamba.

Il match di stasera, in casa allo Juventus Stadium, sarà cruciale, in un senso o nell’altro. Fra le mura amiche, dove ha perso appena 4 partite su 97 negli ultimi quattro anni, sospinti dal proprio pubblico (e da un tutto esaurito che frutterà circa 3 milioni di euro secchi alle casse societarie), i bianconeri hanno la possibilità di chiudere subito i giochi. La squadra di Allegri scenderà in campo con l’obiettivo di una vittoria netta, con più di un gol di scarto (e possibilmente senza subirne alcuno), che ipotechi il passaggio del turno. Per questo Allegri dovrebbe lanciare dal primo minuto il recuperato Pirlo, puntando sul 4-3-1-2 (in alternativa difesa a 3 con Barzagli) e su Pereyra alle spalle della coppia Tevez-Morata. A loro il compito di scardinare la retroguardia avversaria, dote principale dei monegaschi (miglior difesa di Francia), squadra che gioca molto “all’italiana”. Come ha sottolineato Allegri, l’esatto opposto del Borussia, che aveva regalato praterie all’attacco bianconero.

Mancando Pogba (non può essere un alibi), serviranno tutti i colpi del campione argentino, già devastante negli ottavi. Ma siccome in Europa le sfide ad eliminazione diretta durano 180 minuti, servirà anche pazienza. Quella che non ha avuto l’Arsenal negli ottavi, un monito per i bianconeri: i Gunners si sono letteralmente suicidati nella gara d’andata a Londra, sbilanciandosi troppo per cercare una vittoria larga e finendo per perdere 3-1 a domicilio. Risultato impossibile da ribaltare a Montecarlo, nonostante la netta superiorità poi concretizzatasi nel 2-0 del ritorno. Dunque attenzione al contropiede monegasco, alla velocità di Martial (stellina classe ’95) e all’esperienza di Berbatov (il centravanti bulgaro che nel 2012 rifiutò la Juve, facendo un dispetto a Marotta). Ma soprattutto attenzione a se stessi: essere grandi in Europa vuol dire anche avere equilibrio e reggere la pressione. Per 90 e 180 minuti: tutta la differenza che c’è fra sedersi al tavolo di Barcellona, Bayern e Real per sognare addirittura il Triplete; o tornare ad essere “solo” i campioni di una piccola Italia.

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