La Cassazione chiude solo a metà il caso di Emmanuel Bonsu, il ragazzo ghanese di Parma pestato da un gruppo di vigili urbani nel 2008. I giudici della suprema corte hanno infatti rimesso in discussione buona parte delle decisioni della Corte d’appello di Bologna: hanno assolto uno degli otto imputati dal reato di sequestro di persona. Per gli altri invece è stato deciso che ci sarà un processo di appello bis con il reato di sequestro di persona derubricato a ‘semplice’ arresto illegale, e inoltre saranno giudicate di nuovo anche altre piccole vicende di questo intricato caso giudiziario. La Cassazione, che ha comunque confermato le condanne per molti dei reati contestati, ha infine annullato la decisione che vedeva il comune di Parma non responsabile civilmente. Ora dunque la Corte d’appello giudicherà di nuovo se l’amministrazione dovrà risarcire il ragazzo oppure no. Per ora nessuno degli agenti dovrà scontare la pena in attesa dei nuovi giudizi che ridefiniranno per i vigili le pene da scontare.

Il giovane africano, 23 anni all’epoca dei fatti, era stato scambiato per il palo di uno spacciatore ed era stato fermato, picchiato e arrestato illegalmente durante una operazione antidroga in un parco cittadino. Al momento del rilascio poi era stato vittima di pesanti insulti razzisti culminati in una “foto-ricordo” assieme a uno dei vigili urbani.

L’unico a uscire quasi indenne alla fine dei tre gradi di giudizio è Graziano Cicinato: l’agente (difeso dall’avvocato Helmut Bartolini) è stato assolto definitivamente dall’accusa di sequestro di persona nei confronti di Bonsu per non avere commesso il fatto. La Cassazione ha poi annullato la condanna e disposto un processo d’appello bis per la vicenda, avvenuta sempre quel giorno, di due minorenni portati al Comando, secondo l’accusa, in maniera illegittima: Cicinato dovrà rispondere di perquisizione arbitraria e violenza privata.

La decisione che potrebbe avere ripercussioni positive per gli altri imputati (la vice-comandante Simona Fabbri, l’ispettore Stefania Spotti, gli agenti Giorgio Albertini, Mirko Cremonini, Pasquale Fratantuono, Marco De Blasi e Andrea Sinisi) è invece un’altra. La Cassazione ha annullato la sentenza che li condannava tutti per sequestro di persona. Il reato è stato infatti ‘declassato’ ad arresto illegale (che ha pene molto inferiori). Ora, a seguito di questa decisione dei supremi giudici, la Corte d’Appello di Bologna dovrà rideterminare le pene che potrebbero sensibilmente abbassarsi: in appello la pena più alta, comprensiva di tutti i reati contestati, fu comminata a Fratantuono (5 anni e mezzo).

Per la vice-comandante Fabbri confermata la condanna per falso e calunnia. L’ispettore Stefania Spotti e l’agente Pasquale Fratantuono vedono confermata in via definitiva la condanna per lesioni personali, violenza privata, perquisizione arbitraria, calunnia e falso. Fratantuono, l’agente che si fece ritrarre in una foto in cui Bonsu veniva esibito a mo’ di trofeo e con il volto tumefatto, ha visto confermata anche l’aggravante della discriminazione razziale. Per gli agenti Andrea Sinisi e Marco De Blasi la Cassazione ha annullato la condanna per perquisizione arbitraria e violenza privata nei confronti dei due minorenni fermati e per questo reato ci sarà un nuovo processo in appello (è la stessa vicenda che riguarda Cicinato). Per i due (e per Giorgio Albertini) confermate  invece le condanne per i reati di lesioni personali, falso e calunnia.

Sembra invece alleggerirsi la posizione dell’agente Mirko Cremonini. I giudici della Suprema corte hanno annullato la parte della sentenza che lo condannava per violenza privata con l’aggravante della discriminazione razziale, e ora la vicenda tornerà in appello. Anche per lui infine la Cassazione ha disposto un appello bis per la vicenda del fermo dei due minorenni (reato di perquisizione arbitraria e violenza privata). Confermate anche per Cremonini le condanne per lesioni personali, calunnia e falso (solo una delle vicende in cui è contestato il falso tornerà in appello).

Infine c’è la questione dei risarcimenti. La corte d’appello di Bologna aveva infatti deciso che il Comune di Parma (difeso dall’avvocato Pierluigi Collura) non dovesse risarcire, come responsabile civile, Bonsu. Ma ora la Cassazione annulla questa decisione e chiede che l’appello decida nuovamente sulla questione. Altri due agenti che parteciparono all’operazione antidroga che portò all’arresto di Bonsu sono stati giudicati e condannati in rito abbreviato alcuni anni fa.