Fuori i radicali che hanno dato il via alla battaglia giudiziaria, dentro il manager condannato a sei anni di reclusione. Sembra assurdo, ma è successo questo, oggi, in occasione della prima riunione del ricostituito Osservatorio Tamoil. Un gruppo di lavoro e di analisi sulla situazione attuale della raffineria di Cremona, i cui vertici sono stati condannati in primo grado, alcuni mesi fa, per disastro ambientale doloso. Compito dell’Osservatorio, nelle intenzioni dell’amministrazione, è quello di focalizzarsi sugli aspetti prettamente ambientali legati alla vicenda: messa in sicurezza operativa delle aree interne, riqualificazione delle aree esterne (“che peraltro – ha detto l’assessore all’Ambiente Alessia Manfredini – vanno a rilento”), operazione di dismissione dell’impianto.

Un organismo di cui fanno parte, a vario titolo, rappresentanti di Comune, prefettura, Asl, Arpa, sindacati, comitati ambientalisti e di quartiere, canottieri. La finalità di occuparsi solo dei risvolti ambientali e non giudiziari è alla base dell’esclusione dal tavolo del rappresentante dei radicali, il partito che ha seguito da vicino, tramite la costituzione di parte civile nel processo di un suo esponente, in sostituzione del Comune, la vicenda giudiziaria. Una motivazione che Sergio Ravelli, anima e storico militante cremonese del partito, ritiene insoddisfacente. E rilancia, sulla partecipazione del dirigente condannato (colui al quale, peraltro, hanno comminato la pena più pesante): “Non possiamo non chiederci e chiedervi, nell’interesse e per la credibilità dell’osservatorio, se è davvero ancora possibile ritenere l’ingegner Gilberti un interlocutore attendibile dopo il verdetto che lo ha visto condannato per disastro ambientale doloso ed omessa bonifica”.

Ravelli sostiene che Gilberti “ha fuorviato gli enti pubblici” in occasione della presentazione dell’autodenuncia dell’azienda nel marzo 2001, fornendo, questo si legge nella sentenza, una “comunicazione lacunosa, incompleta, palesemente inesatta” che ha “rallentato e compromesso il procedimento amministrativo (…)”. Ma Ravelli non demorde e al fattoquotidiano.it confida che “metteremo in discussione tale procedimento iniziato con l’autodenuncia. Pretenderemo quindi, tramite un’azione formale di diffida, un nuovo piano di caratterizzazione (nuove regole per bonificare le aree,ndr) perché solo così gli enti pubblici coinvolti potranno pretendere altri interventi di ripristino ambientale”. Insomma, alla luce della sentenza, quel piano avviato 13 anni fa “va rivisto perché partiva a un presupposto, così ha dimostrato il giudice, assolutamente falso”. Dalla seduta dell’Osservatorio è emerso che l’azienda di raffinazione, da fine 2010 divenuta deposito, dovrà dismettere i serbatoi ancora presenti entro tre anni.

Ravelli ha poi incontrato il giudice Guido Salvini, che ha emesso il verdetto di condanna e che tra poche settimane se ne andrà da Cremona, e lo ha informato che la sua sentenza diventerà un libro. Una sorta di sequel di “Morire di petrolio”, il volume che l’associazione radicale Piero Welby ha scritto sulla vicenda Tamoil.

Twitter: @bacchettasimone