Il presidente della Commissione bilancio del Senato, Antonio Azzollini (nella foto) dell’Ncd, è accusato di aver truccato il bilancio del Comune di cui era sindaco, Molfetta in provincia di Bari. Così si è resa necessaria una leggina che al suddetto Comune evitasse il dissesto per aver sforato – con dolo, secondo la Procura di Trani – il patto di stabilità. Ma quella stessa leggina, approvata nel 2014, torna a favore dello stesso Azzollini, perché sanando il “buco” potrebbe alleggerire la sua posizione giudiziaria.

Si chiariscono meglio i contorni dell’allarme, lanciato da Repubblica Bari, sulla “legge ad personam” in favore di Azzollini, indagato di pm di Trani per la vicenda del nuovo porto di Molfetta, un mega appalto assegnato alla Cmc di Ravenna nel 2006 per 57 milioni euro, finanziato negli anni successivi dallo Stato con stanziamenti per 170 milioni euro e a oggi incompiuto, sequestrato e, a detta di molti, irrealizzabile per la presenza di migliaia di ordigni bellici sui fondali. Ilfattoquotidiano.it ha ricostruito la genesi del provvedimento contestato. La norma che conforta Azzollini è nata in realtà per salvare Molfetta dal dissesto, proprio in seguito allo sforamento del patto di stabilità. A premere perché fosse inserita nelle “disposizioni urgenti sulla finanza locale” del 2014 sono stati prima di tutto gli avversari di Azzollini: il Pd locale e la nuova giunta di centrosinistra, in sella dal 2013 e impegnata a mettere ordine nel caos contabile lasciato in eredità dal presidente della Commissione bilancio del Senato. Ma sanando alcune scelte del sindaco, la norma rischia di disinnescare l’accusa di abuso d’ufficio formulata dalla Procura di Trani contro il senatore Ncd (che comunque, in relazione ai lavori del porto, deve rispondere di diversi altri reati, dalla truffa ai danni dello Stato al falso in atto pubblico).

“Ci fu una richiesta esplicita dell’amministrazione comunale per evitare che le risorse usate da Azzollini per il porto provocassero lo sforamento del patto di stabilità, con conseguenti sanzioni”, spiega a ilfattoquotidiano.it Francesco Boccia, presidente Pd della Commissione bilancio della Camera, eletto nella circoscrizione pugliese che comprende Molfetta. “Ne discutemmo anche con il governo, ci fu un appoggio bipartisan ma”, sottolinea Boccia, “che la norma potesse incidere sulle vicende penali di Azzolliini non credo sia stato nemmeno preso in cosiderazione”.

Il nodo del contendere è il comma 1-bis dell’articolo 18 del decreto n.16 del 2014, inserito alla Camera in sede di conversione in legge. Il comma dà una nuova interpretazione di una norma precedente: il comma 76 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, quella che secondo i pm di Trani Azzollini ha violato, come emerge dalle carte dell’inchiesta. La materia è complicata e tecnica, ma in sostanza la nuova norma permette di inserire, nel bilancio Comunale, gli importi dei mutui contratti con la Cassa depositi e prestiti (così veniva finanziato il portodi Molfetta) nei trasferimenti invece che fra i prestiti ricevuti. La differenza è sostanziale, perché i primi impattano sul rispetto del patto di stabilità e i secondi no. E la Procura di Trani contestava ad Azzollini di aver utilizzato questo “artifizio contabile” per pagare 5,7 milioni di euro alle imprese appaltatrici del porto senza sforare il patto.

Le date sono tagliate su misura intorno alla vicenda di Molfettta. Il comma 1-bis specifica che la nuova interpretazione vale “per i mutui contratti dagli enti locali antecedentemente al 10 gennaio 2005”. E lo stanziamento contestato ad Azzollini è nel bilancio 2004. La legge, inoltre, è stata approvata nell’aprile del 2014, e le accuse ad Azzollini e a diversi esponenti della sua giunta sono state rese pubbliche nell’ottobre del 2013.

Il comma 1-bis nasce da tre emendamenti identici predisposti – secondo quanto ha ricostruito ilfattoquotidiano.it – dalla Fondazione Ifel dell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, per “aiutare alcuni Comuni a rischio dissesto”, come spiega Alfredo D’Attorre, Pd eletto in Calabria, promotore di uno di quegli emendamenti, che precisa: “Non ho mai conosciuto il senatore Azzollini né ero al corrente delle sue vicende giudiziarie”. Testi identici sono persentati dai pugliesi Michele Pelillo (Pd) e Rocco Palese (Pdl-Fi). Risultato finale: il relatore della legge, il democratico Fabio Melilli, accorpa gli emendamenti e li riformula. E in questo momento compare l’accenno ai mutui contratti prima del 10 gennaio 2005. Il Comune di Molfetta è salvo, il fardello di Azzollini è alleggerito.