Non smette di sorprendere Saturno. O meglio non smette di meravigliare la sua luna Encelado. Esistono culle della vita, fonti idrotermali calde simili a quelle terrestri. A rivelarlo sono dei microscopici granelli identificati dalla sonda Cassini nello spazio, attorno al pianeta con gli anelli.

Secondo lo studio condotto da Sean Hsu, dell’Università Colorado Boulder, e pubblicato su Nature questi granelli testimoniano l’esistenza di attività idrotermale nei mari di Encelado, un ambiente caldo simile a quelli che si trovano sul nostro pianeta e da cui miliardi di anni fa potrebbe aver preso inizio la vita. “È una scoperta straordinariamente affascinante”, ha spiegato all’Ansa il fisico Luciano Iass, della Sapienza di Roma. “È la prima volta che scopriamo al di fuori della Terra, seppur con prove indirette, fonti idrotermali calde, qualcosa di simile alle strutture che nei nostri oceani supportano l’esistenza di colonie di batteri“.

Il quadro che emerge dalla scoperta dei ricercatori americani è infatti che la piccola luna di Saturno nasconderebbe sui fondali oceanici un ambiente molto simile a quello da cui si sviluppò probabilmente la vita sulla Terra. Appena un anno fa uno studio pubblicato su Science e coordinato da Iess aveva individuato la presenza di veri e propri oceani sotto la spessa coltre di ghiaccio che avvolge Encelado, e questa nuova scoperta rende ancora più realistica la possibilità che la luna di Saturno possa ‘cullare’ la vita, pur se in forme molto semplice. Una scoperta, quella della presenza degli oceani, che era stata definita “fantastica” dagli scienziati.

A dipingere questo scenario è l’analisi di alcuni piccolissimi frammenti di minerali (grandi appena pochi nanometri) raccolti dalla sonda Cassini nel 2004 con uno speciale ‘retinò nei pressi di Saturno. Per anni i ricercatori hanno cercato di capire l’origine di questi frammenti, e dopo aver analizzato ogni altra possibilità sono arrivati alla conclusione che sono state prodotte su Encelado. Sarebbero il prodotto di reazioni chimiche tra i minerali del fondo oceanico e fonti di acqua calda, circa 90 gradi, e che si sarebbero dispersi nello spazio ‘sparatì da esplosioni di geyser (un fenomeno noto da anni su Encelado).

Lo studio su Nature