Sono entusiaste le prime reazioni del mondo scientifico alla scoperta che sotto la superficie ghiacciata della più piccola luna di Saturno, Encelado, c’è un oceano di acqua liquida che potrebbe essere ospitale per la vita. Pubblicata su Science e coordinata dall’Italia, con Luciano Iess dell’università Sapienza di Roma, la ricerca è stata possibile grazie alla missione Cassini, di Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Agenzia Spaziale Italiana (Asi).

“Quelle ottenute da Cassini sono misure credibili e dimostrano che gli strumenti della sonda funzionano ottimamente, così come le stazioni che ricevono i dati a Terra”, ha detto il coordinatore scientifico dell’Asi, Enrico Flamini. “Lo strumento di radio-scienza che ha permesso le misure e l’antenna ad alto guadagno sono l’importante contributo dell’Asi a questa missione straordinaria”, ha aggiunto. “Non sono invece ancora del tutto chiare – ha rilevato – le indicazioni sull’esistenza di un letto roccioso sotto l’oceano: potrebbe trattarsi di ghiaccio con silicati”. Tuttavia “è chiaro che se ci sono acqua liquida e silicati potrebbero esserci condizioni favorevoli alla vita”.

Per Nicolas Altobelli, ricercatore della missione Cassini per l’Esa, “è una scoperta significativa e fantastica, avvenuta grazie a tre passaggi ravvicinati di Cassini al Polo Sud di Encelado”. È anche “interessante che questa piccola luna sia potenzialmente ospitale per la vita”. Per Altobelli bisogna considerare che “potrebbero esserci molti pianeti con acqua liquida: la loro presenza potrebbe essere più comune di quanto sospettiamo”. Per avere ulteriori dati su Encelado saranno comunque necessari nuovi passaggi ravvicinati di Cassini, finalizzati a studiare la composizione chimica dei getti. Andare a vedere che cosa c’è sotto la superficie ghiacciata, fino all’oceano, è invece impossibile. 

Entusiasta anche il presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Giovanni Bignami. “È una notizia molto importante, che denota l’eccellenza della ricerca italiana in astrofisica”, ha osservato. “La scoperta – ha aggiunto – indica che l’acqua, con l’idrogeno, è l’elemento più comune nell’universo. La probabilità che esistano altre forme di vita al di fuori della Terra sembra essere superiore a quanto ci aspettassimo appena dieci anni fa. Naturalmente – ha concluso – c’è ancora tanto lavoro da fare prima di raccogliere prove certe”. 

Encelado era da tempo nella lista dei possibili sospetti nella lunga caccia alla vita nel Sistema Solare. A rendere improvvisamente interessante questo piccolo corpo ghiacciato erano stati i getti, nei quali la sonda Cassini aveva visto nel 2005 anche tracce di materiale organico. Adesso la scoperta di un oceano di acqua liquida con un possibile letto roccioso riaccende le speranze perché queste potrebbero essere condizioni ideali per reazioni chimiche complesse. 

Se per molti ricercatori i pianeti con acqua liquida potrebbero essere più comuni del previsto, c’è chi comincia a pensare che anche la vita potrebbe essere meno rara di quanto di possa immaginare. Per esempio è del 2013 la scoperta, del telescopio spaziale Hubble, di pennacchi di vapore acqueo alti fino a 200 chilometri su un altro insospettabile ‘inquilino’ del Sistema Solare: Europa, una delle più grandi fra le 67 lune di Giove. Anche in questo caso si è cominciato a pensare che forse la vita potrebbe nascondersi negli oceani di acqua liquida chiusi sotto la spessa calotta di ghiaccio che riveste Europa. Marte, poi, non ha quasi mai smesso di far parlare di sé ed è del febbraio scorso la scoperta, su meteorite marziano caduto in Antartide 50.000 anni fa, di solchi e minuscole sfere che suggeriscono la possibilità che forme di vita elementari possano essere esistite sul pianeta rosso centinaia di milioni di anni fa.

Nel 2005 la spettacolare discesa della sonda Hyugens sulla più grande luna di Saturno, Titano, ha inviato a Terra dati e immagini di un’abbondante pioggia di molecole organiche. Molecole di carbonio e acqua, ingredienti chiave della vita, sono state trovate nel 2001 nella polvere e nei gas che circondano lontane stelle, rafforzando l’idea che i mattoni della vita pervadano l’universo e che di conseguenza la vita potrebbe formarsi ovunque nel cosmo.

La prima molecola organica che si è potuta “toccare con mano” è stata la glicina, il più comune degli amminoacidi scoperto nei granelli della cometa Wild 2, portati a Terra nel 2006 dalla missione americana Stardust. Molecole alla base della vita sono state scoperte nel 2011 anche in un meteorite caduto nel 2000 nel lago canadese Tagish. Ma la più grossa battuta di caccia ai segreti delle comete è già cominciata con il ‘risveglio’ di Rosetta, la sonda dell’Agenzia spaziale europea (Esa) che in novembre dovrà imbrigliare la cometa Churyumov-Gerasimenko in modo da far scendere sulla sua superficie un veicolo destinato a raccogliere frammenti del suo nucleo.