Il partito ha votato compatto “no” alle riforme costituzionali a Montecitorio, ma Forza Italia resta spaccata. Sono diciassette i parlamentari azzurri che hanno sottoscritto un documento in cui esprimono il loro dissenso nei confronti di Silvio Berlusconi. Ecco alcuni estratti del testo consegnato all’ex Cavaliere. A firmare sono tra gli altri Massimo Parisi, Luca D’Alessandro, Daniela Santanchè, Laura Ravetto, Monica Faenzi, Ignazio Abrigani, Luca Squeri, Basilio Catanoso, Antonio Marotta, Giovanni Mottola, Giuseppe Romele, Marco Martinelli, Carlo Sarro, Gregorio Fontana, Giorgio Lainati, Gianfranco Rotondi e Paolo Russo. “Come dimostra questo documento il gruppo non è né unito né persuaso dalla linea che è stata scelta. Desideriamo rappresentarti il nostro profondo disagio e dissenso rispetto alla decisione di votare contro le riforme istituzionali all’esame della Camera“. Il capogruppo a Montecitorio Renato Brunetta tuttavia definisce “giustificabili” le “sensibilità diverse” all’interno di Forza Italia. “Il nostro no è stato un no di libertà – ha spiegato Brunetta – Abbiamo votato unanimemente, tranne il voto di Rotondi, contro tutte le previsioni di tv e giornaloni, abbiamo votato compatti poi ci sono sempre sensibilità diverse, e comunque sono inferiori a quelle nel Pd”.

A non peggiorare ulteriormente la situazione, secondo il racconto delle agenzie di stampa, è stata una telefonata tra Silvio Berlusconi e Denis Verdini. Di certo la sorte del Patto del Nazareno, a sentire l’ex presidente del Consiglio, è segnata: “Abbiamo rispettato i patti fino in fondo, altri non possono dire lo stesso – scrive in una nota riferendosi al Pd – Siamo fieri del nostro lavoro e dei nostri sforzi, ma non dobbiamo avere paure, o nostalgia per una strada ormai impercorribile. A chi oggi, pur votando contro, esprime perplessità sulla linea intrapresa dal nostro partito ribadisco quello che più volte ho già detto: non siamo stati noi ad interrompere un percorso virtuoso di condivisione, non siamo stati noi ad anteporre gli interessi di partito a quelli del paese, non siamo stati noi a forzare ed imporre scelte che avrebbero dovuto essere concordate”. Berlusconi dice basta a “protagonismi e distinguo“, ma sottolinea che “le cassandre che sui giornali descrivevano il nostro come un movimento politico lacerato, diviso in mille fazioni e pronto ad esprimersi in ordine sparso, sono state smentite dal senso di responsabilità dei nostri rappresentanti”.

Tra i berlusconiani solo Gianfranco Rotondi ha votato sì a ddl sulle riforme. Non hanno partecipato al voto 3 deputati azzurri (4 se si considera anche Giancarlo Galan, che è ancora agli arresti domiciliari per l’inchiesta Mose) mentre non figurano astensioni e solo 1 deputata azzurra in missione: Lorena Milanato. I 17 scrivono di essere “convinti della bontà del percorso che era stato avviato con il cosiddetto ‘patto del Nazareno‘, un percorso che ci aveva rimesso al centro della vita politica del Paese e che ci aveva consentito di partecipare ad un processo di riscrittura della Costituzione che per la logica fisiologia della politica non poteva che avere natura ‘compromissoria’. Siamo altresì persuasi che la conduzione del nostro gruppo parlamentare mostri quotidianamente un deficit di democrazia, partecipazione ed organizzazione: non è pensabile, per rispetto dell’intelligenza di tutti, che si continui a riunirsi per ratificare decisioni già prese altrove”.