“E’ un giorno difficile, vi chiedo di restare uniti”. L’ordine di votare “no” al ddl Boschi non è bastato, Silvio Berlusconi ha dovuto scrivere ai suoi e implorarli di non abbandonare il partito proprio nel giorno in cui la Cassazione decide se confermare l’assoluzione nel processo Ruby o rinviare all’appello per un nuovo giudizio. Mentre a Montecitorio è stata approvata in seconda lettura la riforme della Costituzione (357 i sì e 125 i no), l’ex Cavaliere ha in mente solo le sue vicende giudiziarie. Nelle scorse ore i suoi parlamentari si erano spaccati sulla posizione da tenere in Aula: oggi, dopo le preghiere del leader, tutti sono tornati sull’attenti. “Berlusconi”, ha detto la deputata Daniela Santanché che solo ieri sera si era detta pronta a disobbedire, “ci ha chiesto un gesto di lealtà“. Intanto però 17 parlamentari, i più vicini all’uomo delle riforme Denis Verdini, hanno firmato un documento in cui hanno espresso il loro dissenso e in cui hanno ribadito di essere tornati sui loro passi solo per “affetto“. 

L’Aula, quella stessa che poche settimane fa era rimasta semivuota davanti ai parlamentari del Pd che votavano gli emendamenti al ddl Boschi da soli, ha dato il via libera al provvedimento. Il testo dovrà poi tornare per le ultime letture al Senato e alla Camera. Infine ci sarà il referendum confermativo, così come previsto da Renzi. Presenti a Montecitorio tutte le opposizioni tranne il Movimento 5 Stelle. Solo Gianfranco Rotondi ha votato “sì” tra i deputati di Fi. Non hanno partecipato al voto tre deputati azzurri (4 se si considera anche Galan). Malumori nella minoranza Pd: “Se non cambia l’Italicum”, ha detto Pierluigi Bersani (che in mattinata è stato anche a colloquio da Mattarella), “è l’ultima volta che voto sì”. Soddisfatto il ministro Maria Elena Boschi che però non chiude alla discussione dentro il partito: “Adesso ci rimettiamo subito a lavoro. Ci sono stati degli esponenti importanti del nostro partito che hanno avanzato delle critiche ed è giusto anche approfondire ulteriori elementi. Avremo occasioni nelle riunioni del partito per confrontarci. Importante è non interrompere il percorso delle riforme, oggi abbiamo fatto un altro passo in avanti”. Otto deputati Pd non hanno partecipato al voto e in tre si sono astenuti (Capodicasa, Galli e Vaccaro). Non hanno votato Boccia, Civati, Fassina, Aiello, Bragantini, Bray, Pastorino e Pelillo. Altri 7 democratici non hanno votato ma avevano comunicato al gruppo l’assenza: Carrozza, Battaglia, Becattini, Casati, Folino, Genovese e Martelli. Il Movimento 5 Stelle invece non ha partecipato al voto. “Gli onesti stanno fuori”, ha detto Danilo Toninelli entrato solo per le dichiarazioni di voto. “E’ davvero doloroso per me essere qui oggi ma lo faccio con l’orgoglio di chi ha il compito di testimoniare la contrarietà al tentativo di rovinare la Costituzione imposto con metodi fascisti”.

E’ caos invece dentro Forza Italia. A firmare il documento dei dissidenti azzurri sono tra gli altri Massimo Parisi, Luca D’Alessandro, Daniela Santanchè, Laura Ravetto, Monica Faenzi, Ignazio Abrigani, Luca Squeri, Basilio Catanoso, Antonio Marotta, Giovanni Mottola, Giuseppe Romele, Marco Martinelli, Carlo Sarro, Gregorio Fontana, Giorgio Lainati, Gianfranco Rotondi e Paolo Russo. E’ lontano insomma il tempo del patto del Nazareno, quando il soccorso azzurro sempre compatto si schierava a fianco di Matteo Renzi. Dopo la rottura per il mancato accordo sull’elezione del presidente della Repubblica, Berlusconi ha imposto ai suoi di stare all’opposizione, ma il partito accetta a fatica. In prima linea per il no, c’era il capogruppo di Fi Renato Brunetta: “Lei, signor presidente del Consiglio che non c’è”, ha detto, “ha tradito la nostra fiducia, per il potere. Questa riforma si è trasformata in un fantasma che si aggira nella nostra democrazia, una democrazia trasformata in una democratura”. Gli ha risposto poco dopo il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini: “Non capiamo il passo indietro di Forza Italia, ma l’Italia non può più aspettare”.

La minoranza Pd aveva dato un ultimatum a Renzi per chiedere modifiche al testo, ma di fronte al silenzio del presidente del Consiglio ha deciso di abbandonare le critiche e focalizzarsi sull’altro fronte: la legge elettorale. “Questo è l’ultimo atto di responsabilità”, hanno commentato uno dopo l’altro Rosy Bindi, Alfredo D’Attorre e Gianni Cuperlo e hanno dato voce nel corso delle dichiarazioni di voto, alla posizione di Area Riformista, la componente del Pd che fa capo a Pierluigi Bersani. “Se non ci saranno modifiche né alla legge elettorale, né al ddl costituzionale, d’ora in poi non voterò più a favore, perché nel caso del referendum vorrò stare dalla parte dei cittadini”. “Questo è il ultimo atto di responsabilità”, ha concluso Alfredo D’Attorre.