Nuovo campanello d’allarme per la città di Viterbo dove da vent’anni, o giù di lì, è emergenza per la presenza di arsenico e fluoruri nell’acqua oltre i limiti consentiti per legge. La situazione sembrava essere tornata alla normalità il mese scorso dopo l’accelerata ai lavori di apposizione e messa a norma dei depuratori, voluta dal team del presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, ed in parte avviata dalla precedente amministrazione. Nelle ultime settimane però uno sforamento, seppur modesto, dei livelli di fluoruri presenti nelle acque del serbatoio di Monte Jugo (il più grande che serve Viterbo) ha costretto il primo cittadino, Leonardo Michelini, a emettere una nuova ordinanza di non potabilità dell’acqua nelle zone interessate. È la seconda volta in pochi anni che è necessaria questa misura estrema. Il primo stop era stato disposto dall’allora sindaco Giulio Marini il 31 dicembre 2012 dopo la scadenza della terza deroga concessa dall’Unione europea. Oggi l’attuale primo cittadino viterbese ha firmato però una nuova contro revoca della revoca di potabilità dell’acqua. Sembra un gioco di parole ma è così: in sostanza di nuovo acqua potabile dai rubinetti. Eppure è legittimo chiedersi: sarà acqua potabile a singhiozzo?

“Non voglio minimizzare la questione che però va inquadrata in una gestione iniziale dei depuratori per cui si è verificato un problema con la percentuale dei fluoruri presenti nell’acqua – ha puntualizzato Michelini – Per martedì ho convocato un incontro con la Asl, la Regione e i gestori degli impianti perché voglio certezze nel mantenimento dei valori al di sotto dei limiti di legge. Ovvero bisogna garantire che l’acqua venga fornita a livelli ben inferiori rispetto a quelli massimi, così se ci sono dei problemi tecnici si eviterà questo ‘tira e molla’: acqua potabile, poi non potabile e infine di nuovo potabile”.

Di mezzo ci sono i cittadini, perché di nuovo alle prese  con l’incubo che hanno vissuto per anni, proprio adesso che le cose sembravano andare per il meglio e dopo che lo scorso 19 febbraio a Viterbo Zingaretti aveva annunciato che “dal 31 dicembre (2014, ndr) i comuni del viterbese sono fuori dall’emergenza grazie a uno stanziamento di circa cinquanta milioni. A oggi dunque sono trenta i comuni hanno già ricevuto la lettera dalla Asl che ha consentito l’ordinanza di revoca di non potabilità dell’acqua. A breve sarà ripristinata appieno la potabilità anche per i quattordici comuni che ancora presentano qualche difficoltà”. Forte è la sfiducia verso le istituzioni e forse val poco spiegare che questa volta lo stop all’acqua potabile a Viterbo è stato causato da uno scivolone nella ‘calibratura‘ dei depuratori, anche perché i valori limite fissati per la presenza di fluoruri nell’acqua sono stati stabiliti nell’ipotesi che ci si tenga molto lontani dal tetto massimo.

“Questa volta si è trattato di un problema di taratura dei filtri industriali rispetto ai fluoruri, la cui presenza è variabile al variare di fattori terzi (afflusso dell’acqua, pressione, temperatura) quindi all’inizio si fatica un po’ a trovare la quadra, ha spiegato l’assessore regionale con delega all’Ambiente, Fabio Refrigeri. Anche se i valori sono stati sforati nell’ordine di grandezza di qualche decino, capisco che la popolazione abbia dello sconforto, lo avrei anch’io, ma non si tratta di un problema non risolvibile. Nonostante tutto, per il futuro siamo fiduciosi che i risultati delle analisi saranno positivi”.

“Presto e bene non vanno insieme” è invece il giudizio del consigliere regionale, Daniele Sabatini, che da anni si interessa del problema specie nella Tuscia. “A gennaio il sindaco di Viterbo con troppo entusiasmo aveva detto ‘moglie mia prepara il caffè con l’acqua del rubinetto’ – precisa l’esponente di Ncd in Consiglio regionale – e noi avevamo chiesto cautela perché sapevamo che sarebbe stato necessario un periodo di monitoraggio dei dati. Di lì a poco c’è stato un picco dei fluoruri che ha reso di nuovo l’acqua non potabile, che in parte e fisiologico ma che è frutto dei ritardi più volte denunciati rispetto alla tabella di marcia dei lavori messa su in fretta e furia dopo la procedura di infrazione avviata dall’Unione europea. Non discuto sulla bontà dei lavori ma sulla tempistica. Se fossero stati realizzati per tempo, non si sarebbe arrivati alla situazione odierna dove ci sono ancora dei problemi all’indomani dell’ulteriore deroga per la messa a norma stabilità per il 31 dicembre scorso”.