A Milano sta per cominciare la fashion week, con la sua mescolanza di generi e tic linguistici, e io discetto con la fashion guru Antonella Matarrese e con Suzy Menkes, firma gr(a)iffante dell’Herald Tribune con la pettinatura a banana.
Dal ‘crossover‘ alla ‘gang couture’, ecco un mini dizionario per essere aggiornati (“up to date”, direbbero i modaioli). “Anto, tu di che tribù sei?”, dico. Io ero rimasta ferma al modello metrosexual, quello colpito e affondato dal sarcasmo della ‘Vita Bassa’ di Alberto Arbasino, osservatore di modelli umani, vezzi e vizi. “Come sei antica?”, mi risponde la Mataresse.

Oggi le tribù metropolitane sono divise in diversi generi.
Ci sono gli ‘spornosexual‘: non c’è molta differenza dai cugini stretti ‘metrosexual‘. Solo con l’aggiunta di fisici palestrati e depilati come totani. Ammiccano all’estetica gay, senza essere gay. Un po’ angeli, un po’ demoni con Dan Brown come autore di riferimento.

Poi ci sono gli ‘hipster‘, in odore di radical chic d’antan, con una spruzzata di dandismo e battuta affilata alla Oscar Wilde. Hanno la barbetta che fa sempre intellettuale scapigliato e vestono vintage. E visto che si parla sempre di flussi e riflussi, il termine fu già coniato nel 1940 eper indicare quella sottocultura di appassionati di bebop e hot jazz.

Altro termine in uso dei fashionisti è il ‘normcore‘. Sono i meno modaioli, meno attenti al look, non pretenziosi, anche se si infilano un pantalone a cavallo basso del giapponese Yamamoto e un mocassino Gucci anni ’80. Il termine, assolutamente unisex, è la fusione di normal e hardcore, ossia normali nell’essenza.

E poi ci sono le tante sfumature della ‘gang couture‘ che fa riferimento a gang per lo più musicali o di ‘street style‘, ma in versione più chic. Per fare un esempio Philippe Plein fa gang couture citando i movimenti rap più violenti mentre Dirk Bikkemberg ha preso in prestito l’estetica street del parkour (nato in Francia come art du déplacement), quelli che si arrampicano sui tetti, per darvi un’idea, gli equilibristi urbani.

Operazione nostalgia. Dove sono finiti i radical chic di Tom Wolf (di cui scrisse un saggio), il finto-militante-pseudo-intelletuale-con-etichetta-snobistica? E lo yuppismo edonistico degli anni ’80, ’90? Rottamato pure quello.

Sono dei Dorian Gray ignoranti, almeno così sono classificati dall’antropologo urbano bolognese Danilo Maso Masotti, scopritore degli ‘umarell’ (bolognesismo inglesizzato che sta a indicare i metropolitani stagionati). Sono tanti, vivono in mezzo a noi, ci guardano.

Si confrontano sul blog che è diventato il loro mantra. Gli ‘adultolescenti‘ fanno lavori dei quali si lamentano, criticano la città, caotica e invivibile, e vanno a vivere nell’hinterland. Per le vacanze scelgono la formula del villaggio vacanze, grigliate all’aperto e karaoke. I tempi di eclatante appariscenza sono finiti. Se n’è accorto Tom Ford, ha rinunciato alla sfilata. Solo istantanee su Instagram sparate dalla casta dei potenti fashion blogger.

p.s. Nella moda è lecito copiare, mio caro europarlamentare M5S Ignazio Corrao. E anche fra giornalisti. Ma a una condizione: si cita la fonte. La ringrazio di aver ricordato le bagasce verdi del collega Mauro Suttora e di avermi nominato (chi fosse interessato più leggere il mio post), ma ha omesso si scrivere la fonte: www.ilfattoquotidiano.it.
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