Tutto annullato e quote d’iscrizione restituite. Dopo la pubblicazione dell’articolo del fattoquotidiano.it, Lab Parlamento Academy ha deciso di cancellare il corso intensivo in “Relazioni istituzionali e Public affairs”. Espressione, quest’ultima, che tradotta dall’inglese indica l’attività di fare pressione sulle istituzioni. In pratica: lobbying.

Uno spauracchio che questa mattina, dopo l’uscita della notizia, ha messo in agitazione gli alti uffici di Camera e Senato. Ma anche dei ministeri che, per via degli autorevoli burocrati coinvolti nell’iniziativa, si sono sentiti in imbarazzo al solo pensiero di essere tacciati di commistioni e conflitto di interessi. Un corso di 20 ore totali che sarebbe dovuto iniziare oggi per concludersi venerdì 13 febbraio. Quattro incontri aperti a soli 12 iscritti, ai quali, fra gli altri, avrebbero dovuto partecipare in qualità di docenti il capo di gabinetto del ministero dell’Ambiente Guido Carpani, il capo dell’ufficio legislativo del ministero dell’Agricoltura Marco Caputo oltre al capo e vice capo di gabinetto del ministero dello Sviluppo economico, Vito Cozzoli ed Edoardo Battisti. “I docenti si sono mossi nel quadro della normativa vigente che non prevede alcuna autorizzazione per lo svolgimento di attività di docenza/testimonianza saltuaria”, spiega a ilfattoquotidiano.it Claudio Di Mario, Ceo di Adl Consulting, società di consulenza a cui è collegata Lab Parlamento Academy, organizzatrice dell’evento. “Tuttavia – aggiunge – alcuni di loro l’hanno comunque richiesta e ottenuta dalle rispettive amministrazioni”. Proprio così.

I loro nomi, presenti fino a ieri sera sul sito di Lab Parlamento Academy, sono però stati rimossi sia dal programma del corso (“che verrà ricalendarizzato prossimamente”, assicura il Ceo di Adl) sia dalla sezione dedicata al “Comitato scientifico”, di cui fanno parte anche Cozzoli e Battisti. “Quello che avevamo organizzato non era un corso per aspiranti lobbisti ma un’occasione per formare e informare gli iscritti su come, ad esempio, si redige un disegno di legge o un emendamento. O cosa c’è scritto all’interno dei regolamenti parlamentari. Nella prima lezione avremmo approfondito quello del Senato”, minimizza Di Mario. Eppure, scorrendo il programma pubblicato in rete, è possibile notare come uno dei moduli del corso fosse dedicato proprio a “public affairs, lobbying e relazioni istituzionali”. E, nell’illustrare le finalità del programma, si spiega anche che il ciclo di lezioni “mira, in particolare, ad approfondire le dinamiche decisionali in Parlamento”, tenendo conto “che le attività di public affairs si intrecciano sempre più con il mondo istituzionale, rendendo entrambe le competenze necessarie per sostenere obiettivi politico-istituzionali e aziendali”.

Intanto la questione diventa un caso politico. “La pubblica amministrazione si fonda sui principi di trasparenza e imparzialità, deve essere rivolta a realizzare il bene pubblico e non a perseguire interessi personali”, attacca Riccardo Fraccaro del Movimento 5 Stelle. “Sin dall’inizio della legislatura noi del M5S abbiamo lavorato in Ufficio di Presidenza della Camera per l’istituzione di un registro sulle lobbies ottenendo una regolamentazione più restrittiva. Evidentemente, però, presso i ministeri e gli uffici di Camera e Senato c’è chi vuole spalancargli tutte le porte. In questo modo – prosegue Fraccaro – si crea un evidente conflitto di interessi tra l’attività svolta al servizio degli organi pubblici e quella a favore di società private”. Non solo “i lobbisti affollano aule, corridoi e sottoscala per dettare i testi di legge ai partiti. Ora, come se non bastasse, ci pensano direttamente i funzionari pubblici ad addestrarli addirittura con un corso”, conclude il deputato pentastellato.

Attacca anche Sinistra ecologia e libertà: “Premesso che chi lavora nella pubblica amministrazione non dovrebbe ricoprire incarichi di altro tipo”, dice Giovanni Paglia, deputato di Sel, “il nodo da sciogliere è quello della commistione tra pubblico e privato, riguardo al quale l’esigenza di una regolamentazione è indubitabile”.

Twitter: @GiorgioVelardi