Il tessuto cerebrale è stato ricreato in provetta. Il risultato, annunciato sulla rivista Cell Reports, si deve ai ricercatori del centro di ricerca giapponese Riken per la biologia evolutiva. Così hanno dimostrato come sia possibile ricreare in provetta anche strutture estremamente complesse, come i primi tessuti nervosi che si sono auto-assemblati spontaneamente formando una struttura tridimensionale simile al cervelletto.

Si apre così una via che in futuro potrà aiutare a curare malattie del sistema nervoso centrale, come il Parkinson, e che, parallelamente, potrà portare a sviluppare reti di neuroni in laboratorio. Secondo il genetista Edoardo Boncinelli, dell’università Vita e Salute di Milano, il risultato “non è molto sorprendente, succede già per tanti tipi di tessuti e penso sia più facile ottenere un tessuto nervoso che muscolare”. Perché, spiega “il tessuto muscolare è basato su regole di costruzione e un’architettura più complesse”.

Il tessuto cerebrale è stato ottenuto inducendo le staminali embrionali umane a differenziarsi in cellule specifiche del cervelletto grazie al fattore di crescita chiamato FGF2. Una volta sviluppate in questa direzione, nel giro di pochi giorni le cellule si sono auto-organizzate su strutture tridimensionali per formare i tessuti del cervelletto. La rete nervosa ha poi dimostrato di funzionare in modo efficiente già a distanza di 15 settimane, come testimoniano le registrazioni elettrofisiologiche della sua attività.

Uno degli obiettivi primari della ricerca sulle cellule staminali è la medicina rigenerativa, con la possibilità di sostituire parti del corpo danneggiate con i tessuti sani coltivati in provetta. Per il sistema nervoso questa è una sfida particolare, perché non solo devono essere realizzati neuroni specifici, ma devono anche essere messi in collegamento tra di loro in reti molto complesse.

”Più che a tessuti del cervello da usare nella medicina rigenerativa, credo che la ricerca avvicini la possibilità di ottenere cellule del cervello specializzare per curare alcune malattie come il Parkinson, nel quale vi è un danno ai neuroni che producono dopamina”, sottolinea Cinzia Marchese, direttore del laboratorio di biotecnologie cellulari all’università Sapienza di Roma e responsabile del Servizio di medicina rigenerativa del Policlinico Umberto I. ”Ora – aggiunge – si può immaginare che in futuro potrebbe essere possibile riuscire a realizzare neuroni specializzati, come i neuroni che producono dopamina, per curare malattie dall’impatto sociale molto alto come il Parkinson”.