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Scoperta una nuova cometa dal telescopio spaziale Euclid dell’Agenzia Spaziale Europea

La cometa C/2026 S1 (Euclid) è stata confermata l’8 ottobre e immortalata attraverso una composizione di otto esposizioni raccolte nel corso di settembre.
Scoperta una nuova cometa dal telescopio spaziale Euclid dell’Agenzia Spaziale Europea
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Il telescopio spaziale Euclid dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha individuato una nuova cometa a circa 1,3 miliardi di chilometri dalla Terra, rivelando un oggetto celeste il cui viaggio lungo la propria orbita richiede migliaia di anni per essere completato. Denominata C/2026 S1 (Euclid), la cometa rappresenta la prima scoperta di un corpo cometario precedentemente sconosciuto attribuita alla missione europea, concepita principalmente per studiare le galassie lontane.

La scoperta assume un significato particolare proprio per la natura dello strumento che l’ha resa possibile. Euclid, infatti, non è stato progettato per osservare gli oggetti del Sistema solare, bensì per esplorare le regioni più remote dell’Universo. Eppure, durante le sue osservazioni, il telescopio è riuscito a individuare un nuovo membro della popolazione cometaria, dimostrando come una missione dedicata allo studio delle strutture cosmiche su larga scala possa contribuire anche all’identificazione di oggetti molto più vicini a noi.

A individuare la cometa è stato Mikko Pöntinen, dell’Università di Helsinki, insieme al gruppo di ricerca sugli oggetti del Sistema solare del consorzio Euclid. La scoperta è stata successivamente confermata l’8 ottobre dal Minor Planet Center dell’Unione Astronomica Internazionale, che ha riconosciuto ufficialmente l’oggetto con la denominazione C/2026 S1 (Euclid).

Le osservazioni sono state effettuate tra il 16 e il 24 settembre 2026, nell’ambito della missione Euclid Deep Field North. In questo intervallo di tempo, la sonda ha raccolto immagini della cometa mentre si spostava rispetto allo sfondo celeste, consentendo di ricostruirne l’aspetto attraverso una successiva elaborazione delle esposizioni.

L’immagine composita diffusa per documentare la scoperta è il risultato dell’allineamento e della combinazione di otto esposizioni nel visibile, ciascuna della durata di 89,5 secondi. Il procedimento ha permesso di ottenere una rappresentazione più nitida della cometa in movimento, isolandola dagli elementi estranei presenti nelle singole immagini. Le regioni contaminate sono state mascherate e gli oggetti di sfondo rimossi, così da lasciare visibile soltanto la cometa con la nube che la circonda.

Questa nube, composta da polvere e gas, è chiamata chioma nella terminologia astronomica dedicata alle comete. La sua presenza costituisce uno degli elementi distintivi dell’oggetto e rende possibile osservare non soltanto il corpo cometario, ma anche il materiale che forma l’involucro diffuso attorno a esso.

Foto: Credito ESA/Euclid/Consorzio Euclid/NASA, M. Pöntinen et al. 2026

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