Decreto sicurezza, ok del Cdm. Meloni: “Nasce il reato di partecipazione violenta a una manifestazione”. Saltano i poteri di polizia giudiziaria ai militari
“Il fermo preventivo, che finora valeva solamente per gli adulti, si potrà applicare anche ai minorenni“. È la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a confermare la presenza del provvedimento, che per gran parte del pomeriggio è sembrato in bilico a causa dei dubbi del Colle. La norma che estende la linea dura anche agli under 18 dopo gli scontri e i saccheggi del week end a Milano è quindi contenuta nel nuovo decreto Sicurezza approvato in serata dal Consiglio dei ministri, risultato di una serie di limature fatte dopo le interlocuzioni con il Quirinale. Modifiche che hanno fatto saltare, come da previsioni, il conferimento di poteri di polizia giudiziaria ai militari, sul quale pesava la contrarietà del ministero dell’Interno, quella del presidente della Repubblica Mattarella e quella dei sindacati.
Appena terminato il Consiglio dei ministri, la premier sceglie di annunciare il nuovo pugno di ferro in un filmato pubblicato sui social prima della tradizionale conferenza stampa post vertice. Oltre 6 minuti e mezzo di video in cui spiega le novità del testo che riguardano chi partecipa a proteste e cortei. Una stretta sulla quale uffici e ministeri hanno iniziato a lavorare già da domenica proprio su impulso della presidente del Consiglio, allo scopo “di impedire che quello che abbiamo visto in questi giorni diventi la normalità”. Il decreto introduce un nuovo reato: la partecipazione violenta a una manifestazione. Se durante un corteo o una manifestazione, spiega la premier, “ti unisci a un gruppo di cinque o più persone e ti metti a tirare pietre, petardi, bastoni, metti in pericolo la sicurezza di tutti, rischi fino a cinque anni di carcere e fino a 20mila euro di multa“. Pene che aumentano se se la persona era a volto coperto o si trovava in gruppo. “Voglio essere chiara – aggiunge – non c’è idea politica, non c’è disagio sociale, non c’è opposizione al governo che possa giustificare la devastazione di un negozio per portare via la merce. Dietro quella vetrina c’è una famiglia che ha investito i sacrifici di una vita, ci sono i lavoratori che rischiano di perdere il proprio impiego, ci sono cittadini che hanno diritto di vivere la propria città senza paura. Non c’è niente di rivoluzionario nel devastare e nel rubare” che “non è protesta, è criminalità. E la risposta dello Stato deve essere ferma”.
L’altolà del Quirinale
Il passaggio più delicato, sul cui si sono concentrati i contatti tra gli uffici giuridici del Quirinale e quelli di palazzo Chigi, era quello che riguardava l’attribuzione di poteri di polizia ai militari. Una richiesta esplicitata dal ministro della Difesa Maurizio Crosetto, ma ritenuta impraticabile dal presidente Sergio Mattarella. Al Colle l’idea dell’esercito schierato nelle città, pronto ad arrestare cittadini, è apparsa più adatta a una dittatura militare che a una democrazia occidentale. Dopo un pomeriggio concitato la norma è quindi saltata dal testo finale. Davanti ai giornalisti, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha cercato di minimizzare le tensioni tra il Colle e l’esecutivo. “Nessuno stop c’è sempre un’interlocuzione col Quirinale, ma è sempre molto fluida, molto serena, costruttiva” ha detto.
Il risarcimento dei danni
Uno dei temi più dibattuti in queste ore è quello relativo al costo economico delle manifestazioni che degenerano in scontri e devastazioni, come quella dello scorso finesettimana. Il decreto appena approvato prevede che, nel caso sia coinvolto un minore, siano i genitori a pagare per lui. Lo ha spiegato il ministro Piantedosi. “Viene introdotta la possibilità che qualora il minore, anche non imputabile, partecipi alla commissione di fatti come quelli a cui abbiamo assistito in questi giorni, il prefetto può irrogare una sanzione amministrativa ai genitori da 500 a 1000 euro, raddoppiabile in caso di reiterazione”. Il prefetto – ha detto ancora il ministro – “quando irroga la sanzione può disporre una sorta di anticipazione del risarcimento del danno al genitore”, se si tratta di “danni allo Stato, alla Regione, agli enti locali, o danni di carattere pubblico”. Quando invece “sono commessi danni ai privati, il prefetto può ricorrere a un procedimento semplificato, per ottenere un riconoscimento veloce“.
Secondo la premier, in questo modo si applica “un principio semplice: chi rompe paga“. E “se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori”. Se il danno è a un bene pubblico, una pensilina, un semaforo, una camionetta, “il prefetto manda a casa l’ingiunzione di pagamento. Se il danno è a un privato, una vetrina, un negozio, un auto, il proprietario va dal giudice e ottiene un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. Certo, ci si potrà opporre, ma intanto i genitori di quel ragazzo che si è divertito a spaccare tutto dovranno pagare e chi ha subito il danno potrà rivalersi su tutto, sui beni di quella famiglia, anche sui soldi che lo Stato eventualmente le deve”.
Introdotto l’arresto differito
Illustrando il testo nella conferenza stampa, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato anche una modifica “al Codice di procedura penale che consente l’arresto differito“. Un istituto che esiste già per alcune circostanze, tra cui le violenze domestiche e i disordini in occasione di manifestazioni sportive, e che ora verrà esteso. “Il reato – ha spiegato il Guardasigilli, viene commesso al di là della flagranza. Vi sono casi in cui l’arresto in flagranza è obbligatorio e altri nei quali è facoltativo. In questi casi può essere anche differito. E, cioè, l’arresto può avvenire dopo la flagranza del reato e prima della emissione dell’ordinanza di custodia cautelare, che dovrebbe invece essere quella normale per la quale una persona viene incarcerata prima del giudizio”.