L’Associazione che riunisce tutte le più importanti Federazioni mondiali di tutela dei diritti civili ed umani nel contesto digitale, tra le quali si segnalano Articolo 19, Electronic Frontier Foundation, Open Rights Group, denuncia un possibile caso di censura da parte dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, su un articolo in uscita nel bollettino dell’Ufficio Comunitario di armonizzazione del mercato interno: l’Oami.

In un articolo in inglese pubblicato sul proprio sito, la cui traduzione suona “Agcom ha censurato un articolo sulla censura di Agcom”, la Federazione mondiale delle istituzioni di tutela dei diritti civili, che si occupa anche della libertà di stampa e di informazione, sostiene che un articolo sulla libertà d’espressione e il diritto d’autore, in uscita sull’organo di informazione ufficiale dell’Oami in dicembre, sia stato eliminato su richiesta dell’Agcom.

Secondo l’Associazione, l’articolo, che è visibile qui, e che riporterebbe semplicemente la notizia della rimessione da parte del Tribunale Amministrativo Regionale alla Corte Costituzionale del Regolamento Agcom sul diritto d’autore e la traduzione in inglese del dispositivo dell’ordinanza di rimessione del Tar, sarebbe stato eliminato dal bollettino dell’Istituzione Comunitaria su richiesta dell’Agcom. Questo sarebbe accaduto dopo che l’articolo era stato accettato dalla redazione dell’Istituzione Comunitaria e dopo che ne era stata annunciata la pubblicazione nel numero di dicembre del 2014.

La rimozione secondo l’Associazione sarebbe avvenuta perché, “Agcom argued that the article should be censored on the basis that the text (which merely stated the facts of the case without editorialising) was not objective, giving only some of the relevant information”.

Se fosse vero naturalmente la vicenda sarebbe molto grave dal momento che fino a prova contraria la libertà di stampa, di espressione e di critica, a maggior ragione quando un articolo si riferisca a fatti giudiziari ampiamente noti, dovrebbe essere rispettata innanzitutto da una Istituzione che ha nel nome le garanzie nelle Comunicazioni e come compito statutario quello di garantire il pluralismo nei media.

Si spera, dunque, che il Presidente dell’Autorità Angelo Marcello Cardani voglia fare piena luce sull’accaduto indicando quale ufficio e quali funzionari avrebbero operato questa scelta ed il perché si sia scelto di intervenire in questo modo.