Festa del Tricolore, cambio della Guardia solenneIl Toto-Quirinale impazza. Mentre Renzi stila la lista dei voti sicuri, partendo da 101, Bersani lo esorta a fare subito un nome condiviso da tutto il Pd: “Che bisogno c’è di attendere la quarta votazione?”. Perché non spaccarsi subito? Per Berlusconi, “il prossimo presidente deve essere garante di tutti e non solo di una parte”: il centrodestra ha già avuto troppo. Beppe Grillo, invece, promette di far scegliere il candidato ai militanti attraverso una votazione online. A giugno.

I papabili per l’incarico sono una decina.

Sergio Mattarella. La candidatura dell’esponente della sinistra democristiana di De Mita è stata partorita durante una cena dei democristiani del Partito democratico . Erano in 57, “ma – ha precisato Guerini, presente all’incontro – non era una riunione della Dc”. Nella Dc i democristiani erano meno.

Giuliano Amato. È nella rosa dei nomi che Renzi avrebbe proposto a Berlusconi (“Silvio, ho Amato e molte donne”. “Anche io, ma non sapevo che fossero minorenni!”). Con chi nel Pd storce il naso, Renzi si giustifica osservando che dal 1992 Amato è immancabilmente presente in tutte le rose di nomi perché dal tabaccaio di Montecitorio vendono i moduli prestampati con suo nome.

Gianni Letta. Il suo nome è tornato in auge quando Renzi ha dichiarato: “Il candidato sarà uno della nostra parte politica”.

Capitan America. Candidato da Magdi Allam “perché il presidente della Repubblica ha il comando delle forze armate”. In un editoriale sul Giornale – intitolato “Che aspettiamo a farli a pezzi?” – Allam propone la pena di morte per i kamikaze, la guerra preventiva ai buddisti e Capitan America al Quirinale. Inutilmente Vittorio Feltri tenta di spiegargli che Capitan America è solo un personaggio di fantasia. Allam replica: “Seh, e allora Gesù?”.

Mario Monti. Secondo un sondaggio Datamedia, è l’unico in grado di mettere d’accordo tutti gli schieramenti, da Forza Italia ai 5 Stelle passando per Lega e Pd: non piace a nessuno.

Bice Vannucci. Ghostwriter di Matteo Renzi (sue le espressioni “Il re dei fannulloni” e “Alla faccia dei gufi”), fa parte del “giglio magico” del premier dal 1981, quando la Vannucci era bidella delle elementari di Rignano Sull’Arno. La Vannucci, spiega Renzi, ha le competenze che servono perché è stata tante volte in presidenza.

Giorgio Napolitano. I padri costituenti non hanno contemplato nemmeno l’ipotesi di un secondo mandato (avendo le droghe sintetiche cominciato a diffondersi solo alla fine degli Anni ’60), ma i parlamentari terrorizzati dal voto anticipato supplicano il garante dello status quo, offrendogli di vincolare la ri-ri-elezione a due obiettivi: rapida approvazione della legge elettorale e riforma del Senato. Ma Napolitano è troppo vecchio per restare in carica fino al 2054. E li rassicura: “Ormai le larghe intese avete imparato a farvele da soli”. Sarà senatore a vita nel gruppo misto dove ognuno è libero di votare come vuole. Allora perché non torna nel Pd?

Riccardo Muti. Era il candidato prediletto di Renzi, che aveva individuato nel direttore d’orchestra l’uomo giusto per guidare l’Italia. L’ipotesi è tramontata quando Muti gli ha spiegato che quella non era una bacchetta magica.

Matteo Renzi. Candidato di Led, gli ex di Sel guidati da Gennaro Migliore passati con la maggioranza. “Nessuna incompatibilità con l’incarico di presidente del Consiglio”, dicono i Led (Gennaro e quell’altra) che, per provare la loro adesione al riformismo renzista, esortano Renzi a non limitarsi a cancellare l’art. 18 e ridurre il numero dei parlamentari ma a ridurre il numero dei presidenti.

Sergio Cofferati. Candidato di Sel a qualunque incarico da quando è uscito dal Pd denunciando brogli alle primarie liguri: “In fila per votare c’erano esponenti di centrodestra nascosti tra quelli di centrosinistra!”. Renzi ha però respinto le accuse perché non ci sono prove che fossero di centrosinistra.

Il Fatto Quotidiano, 21 Gennaio 2015