Oscar nominations, prima i vincitori: Birdman di Alejandro González Iñárritu e The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, che conducono appaiati con 9 candidature. Eppure, fanno più rumore gli sconfitti, anzi, il grande perdente: l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences. 6.028 sono i membri che votano per i premi e, ha scoperto il Los Angeles Times nel 2012, sono per il 76 per cento uomini, per il 94 per cento bianchi, per l’86 per cento maggiori di 50 anni: non ci si può stupire troppo che privilegino la propria immagine riflessa sul grande schermo, ma stavolta hanno fatto peggio del solito, peggio degli ultimi 17 anni. Su 20 attori e attrici, tra protagonisti e non protagonisti, non c’è nessun afroamericano o ispanico: 20 bianchi, anglosassoni, ovvero yankee o inglesi (Eddie Redmayne, Benedict Cumberbatch, Keira Knightley).

Non finisce qui: nessuna sceneggiatrice e nessuna regista donna, su 15 caselle disponibili. Emblematico il caso della regista di Selma Ava DuVernay: avrebbe potuto essere la prima donna nera dietro la macchina da presa candidata, niente da fare. Ma Selma, sulla marcia per i diritti civili del 1966, prende un’altra mazzata: David Oyelowo, ottimo protagonista nei panni di Martin Luther King, non entra in cinquina. Accanto alla canzone Glory, l’altra nomination di Selma è per miglior film: categoria allargata a 8. La pena del contrappasso dopo le tre statuette a 12 anni schiavo l’anno scorso?

A bocca asciutta anche Angelina Jolie regista di Unbroken, per trovare un po’ di “diversità” bisogna rifarsi al messicano Iñárritu, che corre per la regia con Richard Linklater (Boyhood, 6 candidature), Bennett Miller (Foxcatcher, 5), Wes Anderson e Morten Tyldum (The Imitation Game, 8). Tra gli 8 in lizza per la statuetta al miglior film da questi va sottratto Foxcatcher e, oltre a Selma (2), aggiunto Whiplash (5), The Theory of Everything (5) e American Sniper (6) di Clint Eastwood, che manda in nomination anche il cecchino Bradley Cooper. Con lui, tra i protagonisti, Steve Carell (Foxcatcher), Cumberbatch (The Imitation Game), Michael Keaton (Birdman) e Redmayne (La teoria del tutto), mentre la favorita Julianne Moore (Still Alice) se la vedrà con Reese Whiterspoon (Wild), Felicity Jones (The Theory…), Marion Cotillard (Due giorni, una notte dei Dardenne) e Rosamund Pike, unica presenza del dimenticato Gone Girl di David Fincher.

E l’Italia? Già eliminato Il capitale umano di Paolo Virzì, punta tutto sulla costumista Milena Canonero: già due volte premio Oscar per Barry Lyndon e Momenti di gloria, cerca il terzo per The Grand Budapest Hotel. In bocca al lupo, e appuntamento al 22 febbraio per la Notte degli Oscar.

Il Fatto Quotidiano, 16 gennaio 2015