Terrorism. A Philosophical InvestigationNel suo saggio sul terrorismo Terrorism. A Philosophical Investigation, il filosofo russo Igor Primoratz spiega che ogni atto terroristico ha due obiettivi: uno primario e uno secondario. Quello secondario è colpito direttamente (la vera e propria vittima dell’attentato: nel caso di Parigi i giornalisti, i vignettisti chiamati per nome, più i poliziotti uccisi come “danno collaterale”) e quello primario è costituito da un gruppo sociale (o dall’intera società) che i terroristi cercano o sperano di terrorizzare colpendo il loro obiettivo secondario.

Nel caso dell’attentato contro la redazione di Charlie Hebdo, l’obiettivo primario è il multiculturalismo francese, la libertà di stampa, la libertà di parola, la libertà di satira. In una parola: la democrazia così com’è vissuta in quella fetta di Occidente che è per il pluralismo, la convivenza e la laicità, intesa come una forma di reciproca tolleranza però non indiscriminata. Ossia, una tolleranza che non ha alcuna remora a stabilire delle regole a cui tutti i cittadini devono attenersi, a cominciare dai nuovi arrivati, che magari provengono da culture diverse, spesso prive delle idee-cardine di laicità e di tolleranza. La laicità è quel valore che separa in modo rigido lo Stato dalle religioni. Tutte.

L’analisi di Primoratz è preziosa perché ci aiuta a definire con chiarezza cosa vogliono ottenere, politicamente, i terroristi islamici con l’attentato di Parigi. L’obiettivo “grande” o primario dei terroristi è arrivare allo scontro di civiltà fra Occidente e Islam, nella fideistica convinzione di poter vincere militarmente il confronto con l’Europa (esito, in sé, che nessuno può davvero escludere). Un’Europa – o meglio ancora un Occidente – disprezzata come realtà moralmente corrotta, molle, inutile e da sottomettere, termine chiave non a caso scelto dallo scrittore Michel Houellebecq per il suo nuovo romanzo di fantapolitica uscito ieri in Francia (Sottomissione, in edizione italiana per Bompiani dal 15 gennaio).

Come si arriva a questo obiettivo “grande”? Per gradi. Il primo è di fare il possibile perché l’Occidente in generale e la Francia in particolare smantelli le proprie politiche di multiculturalismo e di pluralismo. Nel 2015, il 10 per cento dei cittadini francesi è di religione musulmana. Non è una convivenza facile, ma è una convivenza che esiste, attraverso mille contraddizioni. E’ però una convivenza che può essere cancellata attraverso politiche di tipo maccartista: colpevolezza per sospetto, deportazione, chiusura delle frontiere e infine abrogazione della libertà di parola e di religione. Vale a dire, trasformando la Francia da una democrazia plurale a qualcosa di diverso. Uno Stato governato da politici magari neofascisti e xenofobi – democraticamente eletti, come fu per Hitler – che soffino sulle paure della popolazione e spingano per una risposta alla Maurizio Gasparri, il quale si è distinto ieri per aver invocato subito la risposta militare contro “le basi del terrorismo” che, se dovessimo chiederglielo, non saprebbe nemmeno indicare su una cartina geografica.

Una volta raggiunti questi tre primi obiettivi (fine del multiculturalismo, vittoria dei partiti xenofobi e maccartismo culturale) il passo successivo è arrivare alla guerra guerreggiata, allo scontro di civiltà vero e proprio combattuto dagli eserciti.

Naturalmente ottenere questo risultato nel XXI secolo è difficile, ma non certo impossibile. Un modo molto sottile e, occorre purtroppo ammetterlo, intelligente (lo dico esprimendo tutto il mio personale odio e disprezzo contro i terroristi) è per esempio trucidando una crema di intellettuali laici, anarchici e di sinistra, in modo da suscitare anche in quella fetta di opinione pubblica laica, anarchica e di sinistra, di solito refrattaria alle tentazioni militariste, l’istinto di scendere su un piano da occhio per occhio.

La strage nella redazione di Charlie Hebdo è dunque non soltanto il peggiore attacco terroristico della recente storia francese, ma è anche, da un punto di vista politico, più gravido di conseguenze di un attentato indiscriminato. I vignettisti ammazzati sono simboli di pluralismo e sono una perdita personale, familiare vorrei dire, di tutti gli occidentali, non solo dei loro parenti di sangue. Potenzialmente quello di ieri è il gesto che gli storici del futuro sceglieranno per indicare l’inizio dello scontro di civiltà fra Occidente e Islam. E’ anche un fatto che presenta un dilemma morale di difficile soluzione per tutte le persone di Sinistra, e mi riferisco non alla Sinistra inutilmente pacifista a prescindere, che nel 1939 invocava l’appeasement perfino contro Hitler, ma alla sinistra moderata e riformista che quando ha visto seriamente minacciato il proprio ordine di valori ha votato l’entrata in guerra contro i totalitarismi.

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