Lo scorso settembre 500 persone sono morte vicino alle coste di Malta. Due testimoni raccontano che gli scafisti hanno affondato le loro navi dopo che i migranti si erano rifiutati di trasferirsi, per l’ennesima volta dalla loro partenza dall’Egitto, in un’imbarcazione fatiscente. Due settimane dopo l’incidente, si contavano solo 11 superstiti identificati mentre altri testimoni sostengono che almeno 100 bambini fossero a bordo. E’ solo una delle tragedie del mare raccontate nel report dell’Organizzazione Mondiale per le migrazioni (IOM) Fatal Journeys; Tracking lives lost during migration che nel periodo tra Gennaio e Settembre del 2014 annovera 4.868 migranti deceduti o dispersi in tutto il mondo, una cifra doppia rispetto ai dati dello stesso periodo nel 2013.

La situazione più grave è quella che riguarda il Mar Mediterraneo. Secondo l’Alto Commissariato per i rifugiati della Nazioni Unite (Unhcr), il numero di migranti morti e dispersi nel 2014 supera quello della somma degli ultimi 3 anni. 3400 persone hanno perso la vita o risultano disperse dopo la loro attraversata verso l’Italia, mentre negli ultimi tre anni, le vittime erano state 1500, 500 e più di 600 rispettivamente nel 2011, 2012 e 2013.

La maggior parte di loro, riporta l’IOM, sono di nazionalità siriana e egiziana o provengono dai territori palestinesi. I dati dell’Unhcr mostrano anche l’aumento dei richiedenti asilo che, secondo l’agenzia ONU, negli ultimi 12 mesi hanno costituito più del 50 per cento dei migranti. Allo stesso modo cresce anche il numero di persone che hanno tentato di arrivare nelle coste europee alla ricerca di una vita migliore. Da gennaio 2014, 207mila persone hanno attraversato il Mediterraneo, tre volte di più del 2011, l’anno delle rivolte arabe e dell’esplosione della guerra civile in Libia.

Secondo la portavoce dell’Unhcr Carlotta Sami, l’aumento degli sbarchi in Europa è dovuto all’alto numero di sfollati, circa 51milioni, nei conflitti in Ucraina, Libia, Iraq e Siria. “Il legame con le evacuazioni forzate e l’aumento dei migranti che cercano rifugio in Europa è innegabile”, ha spiegato Sami al Telegraph: “La maggior parte di loro è in fuga da guerra, violenze e persecuzioni”.

Uno dei casi più significanti riguarda i rifugiati del conflitto siriano. Tre milioni e 600.000 persone fuggite dalla Siria si trovano ora in Turchia, Libano, Giordania, Iraq ed Egitto in condizioni spesso drammatiche. In Libano, per esempio, l’arrivo dei rifugiati ha aumentato del 26% il numero di abitanti e in futuro potrà creare non pochi problemi in un paese già in un equilibrio politico instabile. Il governo del Cairo, invece, dopo la deposizione del presidente islamista Mohammed Morsi nel 2013, ha condotto una politica ostile verso i rifugiati siriani, molti dei quali hanno deciso di lasciare il paese partendo clandestinamente da Alessandria d’Egitto.

Secondo diverse organizzazioni per i diritti umani, solo una percentuale irrisoria è stata reinsediata. Il reinsediamento è uno strumento che mira a dare protezione permanente agli sfollati che hanno i requisiti per diventare rifugiati politici; prevede il loro spostamento dal primo paese di arrivo a uno disponibile ad accoglierlo in via definitiva. Ma molti paesi, tra cui quelli del Golfo, Russia e Cina hanno negato la loro disponibilità ad ospitare i rifugiati.

Secondo i dati forniti da Amnesty International, al momento l’Unione Europea – esclusa la Germania, nazione che da sola mette a disposizione metà dei posti per il reinsediamento – ha reinserito solo lo 0,17% dei 150.000 siriani che negli ultimi tre anni hanno richiesto asilo nel nostro continente. (Germania e Svezia hanno ricevuto 96.500 nuove richieste, il 64 per cento di quelle presentate complessivamente nell’Unione Europea). “I rifugiati più bisognosi per i quali il reinsediamento sarebbe necessario e urgente, sono 360.000, il 10 per cento del totale”, spiega in un suo articolo Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. “Si tratta di sopravvissuti alla tortura, minori non accompagnati e persone in gravi condizioni di salute”.