Una recente ricerca Eurisko sulle donne che scelgono di non avere figli mi ha francamente colpita. Nei paesi occidentali, infatti, sono ben dieci volte più numerose rispetto agli anni Cinquanta. Decuplicate in meno di una generazione. A colpirmi ancora di più, la conversazione con Nicoletta Nesler e Marilisa Piga, registe affermate, che l’hanno commissionata per realizzare il loro film sul tema, anzi il loro web doc. Mi hanno infatti aiutata a mettere a fuoco che oggi il concetto di famiglia va ulteriormente esteso. Non solo alle famiglie monogenitoriali e omogenitoriali, o alle famiglie allargate e ricomposte, ma anche alle coppie che decidono di non avere figli, e che lo fanno attraverso un progetto altrettanto creativo di quello delle coppie che invece si riproducono. Il 22 gennaio sarò dunque a Roma al Fandango Incontri per partecipare alla presentazione di questo interessante lavoro dal titolo “Lunàdigas” (che in sardo indica le pecore che non si riproducono per via della “luna storta” – vedi trailer o naviga la pagina Facebook).

Per ora ho assaggiato una piccola anteprima, che provo a raccontarvi: il film è ambientato in Italia e dà voce a donne qualunque ma anche celebri (Maria Rosa Cutrufelli, Maria Lai, Veronica Pivetti, Geraldina Colotti, Melissa P., Lea Melandri, Margherita Hack, Lidia Menapace, etc), giovani e ancora in grado di generare o avanti con gli anni, incontrate da sole e in gruppo, single e in coppia, tutte unite dalla scelta di non avere figli. Ci sono anche donne omosessuali e alcuni uomini, come Moni Ovadia e Claudio Risè. I visi e le parole ci conducono attraverso un secolo di vita italiana fino ai giorni nostri, senza che l’emancipazione abbia modificato lo stigma da sempre attribuito a questa scelta. Voci timide, introverse, arrabbiate, divertite, commosse, orgogliose, imbarazzate raccontano una storia intima e spiegano – spesso con difficoltà e a volte persino con vergogna – le ragioni profonde di una scelta molto privata che, pur nelle diverse e soggettive declinazioni culturali, economiche e sociali, descrive una condizione vissuta in modo simile a tutte le latitudini. La forza delle storie di vita vissuta raccontate in prima persona e attraverso una regia e un montaggio eccellenti non ha eguali e riesce a battere per intensità perfino i sorprendenti numeri Eurisko. A coinvolgere è l’autenticità dei progetti di vita, con la loro semplicità, umanità e universalità.

Se a una prima impressione potrebbe sembrare che si stia parlando di tutto meno che di famiglia, a ben guardare non è così. Ed è per discutere su questo che ho deciso di ospitare un tema così complesso in un blog dedicato alle famiglie non tradizionali. Lo stigma infatti sta proprio qui: ritenere le donne che non figliano alla stregua di pecore lunatiche, ossia donne “contro natura”. Invece, ve ne accorgerete vedendo il film, si tratta di donne che sono, al contrario, parte di una famiglia, una famiglia composta da un uomo e una donna, oppure due donne, oppure una donna sola o sola con un animale domestico. Strano, vero? Eppure, se intendiamo la famiglia nel suo significato etimologico, ossia quella “piccola comunità di persone che abitano nella stessa casa”, ecco che ci rallegreremo di poter invitare alla tavola della nostra mente un nuovo ospite: una nuova idea, una nuova immagine di famiglia. E c’è solo da guadagnarci, come ogni volta che qualcosa di piccolo diventa qualcosa di più grande, che un pensiero si allarga, che la vita riesce ad abbracciare un’ulteriore varietà di specie.

E allora ha ragione Melissa P., testimonial del film: “La non-maternità è un vero e proprio stigma sociale che spesso costringe molte donne, soprattutto le meno emancipate, a non scegliere liberamente se avere o meno dei figli”. La scrittrice continua: “Mi sono appassionata al progetto Lunàdigas perché credo che sia un’arma efficace per combattere l’uso che si continua a fare del corpo delle donne, trattato ancora come carta bianca su cui inscrivere i dogmi di una cultura ormai troppo arcaica.. Io vengo dal Sud dove tutto questo è pane quotidiano: spero, con la mia testimonianza, di dare forza a tutte coloro che non riescono a ribellarsi e ad affermare le proprie volontà”.