Il tetto alle pensioni d’oro ci sarà, e per tutti. Dopo una giornata di fibrillazioni e rumors su presunti contrasti tra il Tesoro e Palazzo Chigi riguardo al testo dell’emendamento alla legge di Stabilità pensato per mettere una pezza alla nuova “falla” scoperta nella legge Fornero, la commissione Bilancio ha approvato una proposta di modifica che vale sia per chi lascerà il lavoro dall’anno prossimo sia per chi lo ha già fatto. In breve, l’importo della prestazione non potrà in nessun caso superare quello calcolato secondo le regole del vecchio regime, quello retributivo. Cioè non potrà essere più alta dell’80% dell’ultimo stipendio. Viene così eliminata la possibilità di “cumulo” grazie alla quale, come emerso nei giorni scorsi, alcuni alti funzionari pubblici, rimanendo in servizio fino ai 75 anni nonostante avessero raggiunto i 40 anni di anzianità contributiva, avrebbero avuto diritto ad assegni addirittura più pesanti dell’ultima busta paga.

Sullo sfondo resta il giallo dell’emendamento che, stando a fonti governative citate dall’agenzia Ansa, sarebbe stato modificato dal ministero dell’Economia in modo da farlo entrare in vigore dal 2015, salvando così tutti quelli che hanno approfittato della “finestra” che si è aperta quest’anno per lasciare il servizio con un vitalizio più alto del dovuto. Quella versione del ddl, su cui il governo ha intanto ufficializzato la decisione di porre la fiducia alla Camera (lo ha annunciato il ministro per i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, anticipando che le fiducie saranno tre, su altrettante parti del provvedimento), non specificava infatti da quando sarebbe scattato il divieto di cumulo. Che di conseguenza si sarebbe applicato solo alle pensioni liquidate a decorrere dall’1 gennaio 2015, data di entrata in vigore della legge di Stabilità. “Con un blitz all’ultimo secondo”, avevano spiegato all’Ansa fonti di Palazzo Chigi, “il ministero dell’Economia si accinge a presentare in commissione Bilancio alla Camera un emendamento diverso da quello predisposto dal governo e autorizzato dal ministro Boschi su parere favorevole del ministero del Lavoro e, informalmente, dell’Inps”.

L’emendamento approvato in serata, comunque, rispecchia l’intento originario del governo. Cioè fissa un limite ai trattamenti pensionistici calcolati secondo il sistema misto (retributivo e contributivo) stabilendo che “il trattamento pensionistico non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l’applicazione delle regole di calcolo vigenti prima dell’entrata in vigore” della legge Fornero “computando l’anzianità”. In sostanza si preclude, a quei lavoratori che decidano di rimanere in servizio fino ai 75 anni nonostante abbiano raggiunto i 40 anni di anzianità contributiva, la possibilità di ricevere un assegno superiore all’80% del valore dell’ultimo stipendio. Inoltre per i lavoratori che accedono al pensionamento a un’età inferiore ai limiti di età rimane il termine di due anni per la liquidazione del Tfr. Le risorse risparmiate – si legge nella relazione tecnica – “affluiscono nel Fondo, istituito da presso l’Inps, finalizzato a garantire l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche in favore di particolari categorie individuare con un decreto del presidente del Consiglio”.

Intanto sono riprese in commissione Bilancio le votazioni sul ddl. Martedì sera sono stati votati quattro emendamenti, tra cui l’aumento a 7 euro della deducibilità di buoni pasto elettronici e l’aumento di 5 milioni di euro per il 2015 e il 2016 della compartecipazione Iva per il rientro dei consumi di benzina dei transfrontalieri. È stata inoltre presentata una riformulazione di un emendamento del Pd che prevedeva rate facili per tutti i debiti fiscali: chi è decaduto dal beneficio della rateazione di una cartella fiscale entro il 30 ottobre 2014 potrà essere riammesso alla rateazione. Mercoledì è arrivato il via libera a emendamenti identici di Pd e Lega che introducono paletti più stringenti per la razionalizzazione delle società partecipate, non solo degli enti locali, ma anche di “camere di commercio, università e istituti di istruzione universitaria pubblici e autorità portuali”. L’obiettivo resta quello di una riduzione entro il 2015 e il piano operativo di razionalizzazione andrà presentato “entro il 31 marzo 2015”. Entro il 31 marzo 2016, poi, gli organi di vertice dovranno trasmettere una relazione con i risultati conseguiti alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti e pubblicarla sul sito dell’amministrazione interessata.

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