Dal 1 gennaio 2015 la Maserati di Modena produrrà meno automobili. E senza un piano industriale che chiarisca una volta per tutte quale sarà il futuro dello stabilimento, quartier generale del Tridente italiano, il timore che l’azienda voglia dismettere il sito produttivo si fa sempre più pressante. Guardano al futuro con crescente preoccupazione i 700 lavoratori della Maserati di Modena – gruppo Fiat – dopo che il 19 novembre scorso la direzione aziendale ha convocato le tute blu della Fiom per comunicare loro che a partire dal prossimo anno il numero di autovetture che usciranno dai cancelli di viale Ciro Menotti diminuirà drasticamente di circa 400 unità.

Se già da qualche anno, infatti, le politiche aziendali relative alla fabbrica incuneata nel cuore della Motor Valley emiliana non lasciavano ben sperare, soprattutto perché le nuove linee automobilistiche sono state affidate ad altri stabilimenti italiani, Mirafiori e Grugliasco, la riduzione dei volumi produttivi sembrerebbe traghettare la fabbrica modenese verso una lenta dismissione. “Un processo che secondo noi è iniziato nel 2008 – racconta Simone Selmi, responsabile provinciale della Fiom Cgil di Modena per il gruppo Fiat – quando l’azienda decise di licenziare 120 lavoratori interinali e che oggi è confermato dall’andamento della Maserati: altrove la produzione cresce, solo che gli investimenti vengono fatti a Grugliasco”.

L’ipotesi della Fiom è che Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, voglia trasferire nella provincia di Torino un intero comparto produttivo, quello delle auto di lusso. Nate e cresciute, almeno per quanto riguarda il Tridente, proprio in quella stessa Modena che oggi teme di perdere uno stabilimento chiave per il tessuto economico del territorio. “Se a Grugliasco la produzione aumenta, a Modena, a partire da gennaio, le linee Maserati produrranno 15 anziché 19 vetture, mentre il progetto dell’Alfa 4C, assegnato all’Emilia due anni fa, si stabilizzerà attorno alle 12 vetture giornaliere”. Conti alla mano, quindi, si parla di circa 800 Maserati in meno e di 400 Alfa in più, con un bilancio complessivo in perdita. “Purtroppo non basta a mandare avanti un sito che occupa 700 persone – sottolinea Selmi – e l’azienda continua a ignorare le nostre richieste di conoscere il piano industriale. Ma non è possibile che un colosso come il Tridente non sappia cosa farà nei prossimi tre anni. Quali progetti sostituiranno le vetture oggi a fine ciclo produttivo?”.

Per questa ragione la Fiom si rivolge direttamente agli altri sindacati, Cisl e Uil, scegliendo di accantonare i contrasti nati in seguito alla mancata firma del contratto collettivo del gruppo Fiat. “Dobbiamo fare fronte comune e pretendere risposte chiare dall’azienda, perché questo è un problema che riguarda tutti i lavoratori, e quindi tutte le sigle. Lo stabilimento Maserati è una delle ragioni per cui l’Emilia Romagna è definita la terra dei motori, e tutti, dai sindacati alle istituzioni, devono impegnarsi per salvaguardarne il futuro”.