Si chiude con una richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Modena l’indagine penale relativa al crollo della Haemotronic di Medolla (Modena), avvenuto durante il terremoto del 29 maggio 2012, in cui morirono quattro operai. Dipendenti che quella mattina di 2 anni fa, attorno alle 9, si trovavano in azienda, sorpresi dalle scosse e poi sepolti dalle macerie del capannone, già colpito dal sisma del 20 maggio, mentre stavano lavorando. Secondo la procura, infatti, non è stato possibile rilevare profili penalmente rilevanti nei confronti degli indagati, 10 tra architetti, ingegneri e geometri, per i quali l’accusa era di omicidio colposo plurimo, poiché “come risulta anche dalle perizie – spiega il procuratore capo Vito Zincani – non sono stati violati principi di sicurezza” nell’edificio. Una risposta che però non soddisfa le famiglie delle vittime, pronte, tramite i propri legali, a opporsi alla richiesta di archiviazione e ad agire in sede civile per ottenere un risarcimento.

L’inchiesta relativa alla Haemotronic, colosso del biomedicale specializzato nella produzione di dispositivi medici come le sacche per la dialisi, era stata aperta nel 2012 dalla procura di Modena dopo che il terremoto del 29 maggio ne aveva causato il crollo, seppellendo 4 operai che si trovavano in fabbrica al momento delle scosse: Matteo Serra, 37 anni, Paolo Siclari, 39 anni, Giordano Visconti, 33 anni e Biagio Santucci, 25 anni. Un’indagine complessa, sia per le condizioni dell’edificio dopo il sisma del 29 maggio, sia perché la fabbrica era già stata danneggiata dal terremoto di qualche giorno prima (20 maggio 2012), che aveva provocato danni alla struttura senza che però quest’ultima fosse dichiarata inagibile. Tanto che è stato necessario un lungo incidente probatorio e l’intervento di un pool di esperti, tra cui la professoressa Gabriella Mulas, che ha condotto un lavoro simile sulla Casa dello studente a L’Aquila, crollata durante il sisma del 2009, per chiarire le dinamiche della tragedia, e le eventuali responsabilità connesse al cedimento dello stabilimento. Tuttavia, si legge sul documento firmato dal pubblico ministero Maria Angela Sighicelli, è difficile accertare responsabilità tra gli imputati.

Le cause della tragedia, piuttosto, sono da attribuirsi a una compartecipazione di fattori, già elencati nelle 476 pagine della perizia firmata dagli esperti del gip Teresa Magno per l’indicente probatorio sul crollo del capannone dell’azienda biomedicale: “Appare con evidenza — scrive il pool — una mancanza di informazioni sulla sequenza sismica in atto, che si è conclusa solo con l’evento del 3 giugno, e un ritardo nell’affrontare il problema costituito dalle valutazioni di agibilità dei capannoni progettati e costruiti senza alcun tipo di protezione antisismica”. Vuoto normativo, insomma, e ritardi nel notificare le regole da rispettare in materia di sopralluoghi per l’agibilità, scattati in tutti gli edifici dell’area cratere subito dopo i terremoti. “L’ordinanza 2 del 2 giugno 2012 del capo della Protezione civile — è il parere degli esperti — emanata dopo la seconda scossa violenta e le morti del 29 maggio, rappresenta la colpevole ammissione di ritardo nell’affrontare un problema delicato che coinvolgeva la sicurezza delle condizioni lavorative di un distretto industriale di vitale importanza per l’economia nazionale”. Ma per quanto riguarda il capannone, secondo i periti era conforme alle norme dell’epoca della costruzione, cioè il 2005, e la causa del crollo sarebbe legata alla mancanza di progettazione antisismica che all’epoca non era prevista dagli standard di costruzione e manutenzione”.

Un risultato, quello delle indagini, che le famiglie dei 4 operai sono pronte a impugnare tramite i loro legali rappresentanti. Che già in queste ore stanno valutando come agire, da un lato per opporsi alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Modena, e dall’altro, per ottenere un risarcimento in sede civile. Non solo a Medolla ma in numerosi Comuni della bassa, infatti, gli operai di quegli stabilimenti che un tempo contribuivano a produrre il 2% del Pil italiano erano tornati a lavorare a cavallo tra le scosse del 20 maggio e quelle del 29: per ripulire ciò che era andato distrutto a causa del terremoto, per verificare che i macchinari funzionassero, per riprendere a produrre. E la convinzione delle famiglie delle quattro vittime della Haemotronic è che si sarebbero dovute condurre ulteriori verifiche sulla stabilità del capannone prima di far rientrare gli operai. Specie con una sequenza sismica ancora in atto.