Vittorio Sgarbi non è un neofita di siparietti esilaranti (più che altro per lui) che promettono di tenere alto lo share nei salotti televisivi dove per decenni, è apparso assicurando quasi certamente una sfuriata, un turpiloquio, un’invettiva, un assalto verbale o fisico.

Politico dai molti volti, Sgarbi è uno dei prezzemolini più longevi della tv, un tuttologo chiamato ad esprimersi su arte, cultura, politica, calcio, donne e supercazzole. Ma lo Sgarbi macchietta televisiva non è un personaggio di finzione creato ad arte per far salire l’audience, è un super eroe che agisce anche fuori dai palchi mediatici.

L’ultima performance ha avuto luogo ad una mostra all’interno dello Spazio Oberdan di Milano. Entrando nella sala, Sgarbi rimane colpito da una giornalista russa, lì per intervistarlo. La signora è alta, magra, bionda, stretta in un vestito nero. Indubbiamente attraente. Da vitellone inveterato (non è chiaro se l’intento fosse di presentarsi come spassosissimo seduttore) spara alla signora un: “Ti devo mettere incinta”. Non contento, continua il suo numero chiedendo ad un collaboratore un fido “perché le russe, da mantenere, sono care”.

E’ particolarmente deprimente vedere come un uomo che ha fatto della bellezza eterea dell’arte la sua vita (o una delle sue molte vite), possa imbastardirsi cadendo nel più squallido dei commenti. “Ti devo mettere incinta” rappresenta un passo in più (o in giù, a seconda) verso la voragine dell’oltraggio ai danni di una donna. Implica un’aggressione che perdura nel tempo (nove mesi appunto), messa in atto attraverso il seme del mandrillone. Un marchio di possesso, non necessariamente gradito dalla controparte.

Ma non commettiamo l’errore di osservare la scena da una sola prospettiva.

C’è qualcosa di desolante anche nella reazione della signora bionda, rinchiuso nel risolino e in quella mano davanti alla bocca, che simula incredulità. C’è un’assenza tombale di sdegno. Nella mancanza di amor proprio – anche in un’ottica professionale – sta uno dei problemi delle donne di oggi. Assecondare questo tipo di ‘apprezzamenti‘, è permettere all’altro di svilirci, deprezzarci, svenderci come merce in saldo.

E questo non deve mai e poi mai accadere.

Cosa sarebbe successo se l’avvenente signora russa, avesse reso la stessa pariglia che l’ex sindaco di Salemi diede a Staffelli qualche anno fa? Scommetto che la claque di cortigiani e buffoni al seguito del critico, avrebbe trovato la scena molto meno divertente.