La 32enne Lia Quartapelle ministro degli Esteri, i democratici Davide Faraone e Paola De Micheli sottosegretari all’Istruzione e all’Economia, l’alfaniano Nico D’Ascola al fianco di Lupi alle Infrastrutture. A meno di colpi di scena dell’ultima ora, cui comunque il presidente del Consiglio  degli “effetti speciali” ha abituato tutti, i bookmakers di Palazzo Montecitorio e dintorni si sbilanciano in questa direzione. L’ipotesi di un mini-rimpasto al momento è stata archiviata ma il capo dell’esecutivo punta a ricoprire le caselle vacanti da settimane per non mutare gli equilibri della coalizione di governo. Del resto, come spiega a ilfattoquotidiano.it una fonte del Pd, “il Nuovo Centrodestra è a un bivio: o entra nel partito della Nazione o torna con Berlusconi. Ma il Cavaliere gli ha chiuso le porte, quindi non hanno alternative. E il primo vero test sarà quello delle prossime regionali…”. Ecco perché il capo del governo riserverà un trattamento “speciale” al partitino di Angelino Alfano, mantenendo l’attuale delegazione al governo e addirittura nominando il professore di diritto penale e senatore Ncd, Nico D’Ascola, sottosegretario al ministero dei Traspori e delle Infrastrutture. Un modo come un altro, dicono a ilfatto.it, “per ringraziarlo” perché D’Ascola, candidandosi come terzo polo a governatore della Calabria, “spianerà la strada della vittoria al Pd Mario Oliverio”.

Rumors a parte, è probabile che la questione governo, con l’innesto di 4-5 sottosegretari e un nuovo ministro degli Esteri, debba prima passare da un colloquio con il presidente Giorgio Napolitano: “I ministri si discutono con il capo dello Stato non negli studi televisivi” ha risposto Renzi a Otto e mezzo. Eppure in queste ore, nonostante la decisione debba essere concertata con il Quirinale, si susseguono incontri tra la cerchia stretta di Renzi, le svariate anime del Pd e i partitini che sostengono l’esecutivo.

L’idea è quella di mantenere l’equilibrio di genere, ovvero il cosiddetto “metodo Renzi”, favorendo quindi una donna per la casella della Farnesina: dal primo novembre Federica Mogherini rivestirà infatti il prestigioso ruolo di Alto commissario per la politica estera dell’Unione Europea. In prima istanza, infatti, sembrava fosse fatta per la vicepresidente della Camera Marina Sereni. Un nome che non scontenterebbe nessuno, essendo “la Serena” franceschiniana e quindi renziana, ma di estrazione comunista: si iscrisse da giovanissima alla Fgci, poi al Pci, seguendo passo dopo passo l’evoluzione della sinistra italiana e potendo annoverare nel lungo curriculum anche quello di responsabile esteri della segreteria dell’ultimo segretario dei Ds, Piero Fassino. Da circa un anno la 54enne di Foligno si è avvicinata alla galassia dell’ex sindaco di Firenze, al punto da sostenerlo alle primarie di fine 2013 e perfino partecipando alla Leopolda del 2013 e del 2014. Ma nelle ultime ore starebbe perdendo quota il nome dell’attuale vicepresidente della Camera perché ai piani alti del Palazzo si ragiona più sull’effetto sorpresa, caratteristica della narrazione renziana, e quindi su una giovane figura del renzismo da lanciare alla Farnesina.

Donna, giovane e con standing internazionale. Sono questi i tre ingredienti del prossimo inquilino della Farnesina. E il nome in questione, ai più sconosciuto, sarebbe quello della 32enne milanese Lia Quartapelle. “La nuova Mogherini”, scherza qualcuno al Nazareno. Ex Ds tendenza Bersani, fra le più votate alle parlamentarie del 2012, Quartapelle vanta un curriculum in cui si annovera una laurea con il massimo dei voti in Galles alla United World College of the Atlantic,  un dottorato all’ateneo di Pavia, più il ruolo di responsabile del programma Africa dell’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale. Ma l’elemento discriminante, che potrebbe favorire la sua scalata, è un legame “forte” con il mondo dei “miglioristi” milanesi, in particolare con Gianni Cervetti, vicinissimo a Napolitano. Del resto, una fonte milanese racconta a ilfattoquotidiano.it, che proprio in occasione della campagna elettorale per le parlamentarie Cervetti era solito partecipare, con moglie al seguito, alle iniziative organizzate da Quartapelle, animatrice del Circolo 02 del capoluogo lombardo. Risulterà decisivo? Non è dato sapere. Di certo, sussurrano in ambienti milanese, “se Lia dovesse arrivare alla Farnesina nessuno potrebbe più dire che sarebbe troppo giovane per diventare sindaco di Milano”. Ma tant’è. Nella girandola di nomi che girano nel Transatlantico di Montecitorio per la Farnesina ci sarebbero anche  Lapo Pistelli, il candidato naturale alla successione di Mogherini “per doti diplomatiche, competenza e curriculum”, l’ambasciatrice Elisabetta Belloni, il sottosegretario prodiano Sandro Gozi, l’ex dalemiana Marta Dassù (oggi nel cda di Finmeccanica) e l’europarlamentare di sicura fede Simona Bonafé.

Una decisione quella della sostituzione di Mogherini che sarà accompagnata dalla nomina di tre sottosegretari (Istruzione, Economia e Infrastrutture). All’istruzione, infatti, il favorito sembra essere il renzianissimo siciliano Davide Faraone, all’Economia la senatrice Stefania Pezzopane, e alle infrastrutture, appunto, D’Ascola.

Ma c’è chi giura che alla fine l’incarico di via XX Settembre possa finire a Paola De Micheli, lettiana. D’altronde corre voce che da giorni gli uomini dell’ex presidente del Consiglio dialoghino con una certa intensità con la galassia leopoldina. E la dimostrazione si è avuta sabato pomeriggio alla ex stazione di Firenze. Quando Anna Ascani, cresciuta alla corte di Enrico Letta, ha presieduto il tavolo sulla “digitalizzazione delle scuole”. Un caso?

Twitter: @GiuseppeFalci