“Era mio dovere stringere un patto politico di natura istituzionale con il presidente del Consiglio”. Così Silvio Berlusconi parla, in un’intervista a Il Foglio, giornale che fa capo alla sua famiglia, del Patto del Nazareno, una stretta di mano tra uomini politici che, a suo dire, avevano il dovere morale di cercare insieme una soluzione ai problemi centrali del Paese. Questo, continua, non vuol dire eliminare la competizione politica ed elettorale intorno al Pd: “Se il patto fosse la caricatura che ne fanno i suoi oppositori -replica Berlusconi- sarebbe un dare senza avere, e un accordo alla cieca a nostro danno. E’ vero invece che io registro un positivo cambiamento a sinistra, e che il trasversalismo di Matteo Renzi, nonostante forti limiti, è da considerarsi un progresso”.

Un trasversalismo il leader di Forza Italia sostiene di aver inventato “quando ruppi il cupo consociativismo della antica nomenclatura e lo sostituii con una capacità di attrazione non univoca, non consegnata a schemi fradici”. Si definisce “uno alla Reagan” e  insiste sulla necessità di un paese che deve cercare di rialzarsi e ripartire, dopo anni di crisi che lo hanno messo in ginocchio. Primi punti fondamentali: cambio nell’assetto istituzionale e politico del Paese. “Senza cambiamenti nell’assetto istituzionale riguardo al monocameralismo, per l’approvazione delle leggi, al bipolarismo come sistema politico e ai poteri del presidente del Consiglio non c’è ripartenza possibile, né per governi di centrosinistra né per governi di centrodestra”. Sarebbero questi, quindi, i primi punti da cui partire per svoltare, elementi che avrebbero bloccato la politica italiana negli ultimi decenni e che, anche durante i governi guidati dal leader di Forza Italia, le istituzioni non sono riuscite a modificare. “Renzi ha vinto le primarie e ha preparato la sua ascesa al posto di Enrico Letta – continua – e ha ovviamente la sua autonomia di percorso. Ma tutto è stato reso possibile dal patto con l’uomo nero, cioè con lo statista Berlusconi trasformato in ‘bau bau’ per folle fanatizzate”.

Per questo il Patto del Nazareno sarebbe un “dovere morale” per realizzare riforme che giovino all’Italia: “Lo dimostra il fatto – continua Berlusconi – che i nemici irriducibili del patto sono tutti coloro che, invece di competere civilmente, considerano la politica come una prova di guerra civile e fabbricano arcinemici. Quelli cioè del fronte manettaro e illiberale dell’antiberlusconismo che abbiamo visto alla prova in questi vent’anni. Io ovviamente non sono renziano, questo è il succo della caricatura nemmeno troppo divertente che si fa della mia posizione”.

Un accordo, quello con il presidente del Consiglio, che non deve servire da pretesto per sgretolare definitivamente un centrodestra oggi sfaldato in diverse anime che non riescono a trovare un’intesa: “Intorno al prossimo marzo – annuncia –  abbiamo intenzione di far partire una grande opera di ricostruzione dell’identità dei riformatori liberali e conservatori italiani“. Berlusconi la presenta come una “kermesse da sogno” che tratterà “i grandi temi” che dividono la destra e che, però, la distinguono dal “renzismo rampante”:  “quelli fiscali, europei, economici e imprenditoriali, compresa la questione decisiva della giustizia giusta”.

L’ex presidente del Consiglio interviene anche nel dibattito su Ius Soli e diritti degli omosessuali che dividono la destra: “L’integrazione dei nuovi arrivati, che deve essere realizzata con l’educazione e l’istruzione e la coesione culturale e civile, è una necessità della storia. Vogliamo litigare con la storia?”, ha risposto Berlusconi che individua i suoi due elementi da cui l’integrazione dovrebbe partire: padronanza della lingua e conoscenza delle nostre regole di convivenza. Sui diritti dei gay, di cui ha discusso anche nell’incontro con Vladimir Luxuria ad Arcore, Berlusconi continua a seguire la linea della “necessità di adeguarsi” al cambiamento della storia: “Nel mondo occidentale -spiega- si sono diffuse le unioni omosessuali. Anche la chiesa cattolica ha le sue incertezze, fa le sue riflessioni sinodali. E noi non possiamo attardarci su una posizione nullista, di chiusura totale alla questione dei diritti delle persone”. Aggiunge, però, che “questa rivendicazione di diritti che non può incidere minimamente sul matrimonio tra uomo e donna, che deve continuare a essere il fulcro di politiche pubbliche per la famiglia”.