“La mafia è stata corrotta dalla finanza. Prima aveva una sua morale, chiamiamola così”. Beppe Grillo a Palermo per lo “Sfiducia day” contro il governatore della Sicilia Rosario Crocetta ha parlato così davanti al Parlamento regionale. I 5 stelle si sono dati appuntamento in piazza per raccogliere le firme (circa 9mila le adesioni) per la mozione di sfiducia al governatore della Regione. Ma sono state le frasi del leader del Movimento 5 stelle sulla mafia a scatenare le polemiche del giorno dopo. “Tra un uomo d’affari e un mafioso non c’è quasi nessuna differenza”, ha detto Grillo. “Il primo sa che è fuori legge, l’altro si assolve perché è dentro il sistema”. E ancora: “Se il Giappone mette la prostituzione e la droga nel Pil, allora io voglio che la mafia si quoti in borsa”. Parole provocatorie duramente criticate da più parti. Il primo è stato lo stesso Crocetta: “E’ uno xenofobo, omofobo e filomafioso che cerca i voti di Cosa nostra e che vuole consegnare la Sicilia ai vecchi gruppi di potere”. Ma a condannare la presa di posizione anche Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo Borsellino (“Stia più attento con le parole”) e Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone (“Insulto a tutte le vittime). Nel dibattito sono intervenuti anche il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi: (“Parole prive di fondamento e di cultura del fenomeno”) e il procuratore facente funzione di Palermo Leonardo Agueci (“Mafia e moralità sono un ossimoro”).

“Che cos’è la mafia?”, ha detto Grillo dal palco di Palermo. “E l’onestà? E’ un tic nervoso. A me non fa paura la disonestà commerciale ed economica. Non mi scandalizza più di tanto chi ruba. Mi fa paura chi è disonesto intellettualmente. E’ la disonestà culturale di questo Paese che è in ginocchio. Io dico queste cose da 20 anni”. Il leader del Movimento 5 stelle ha attaccato poi politica e finanza: “La mafia è stata corrotta dalla finanza. Non metteva bombe nei musei o uccideva i bambini nell’acido. La mafia aveva una sua morale, chiamiamola ‘una sua morale’. Ora non c’è più niente. E’ stata corrotta da dentro dalla finanza, dai soldi, dalle multinazionali, dagli affari. Cos’è oggi un’associazione a delinquere? Da chi è formata? Ve lo dico io: da un uomo d’affari. E tra un uomo d’affari e un mafioso non c’è quasi nessuna differenza. L’unica differenza è che il mafioso sa che è fuori legge, mentre l’imprenditore si assolve perché è dentro il sistema che gli permette quelle cose lì”.

La colpa secondo Grillo è di chi si crede assolto perché è dentro il sistema: “Chi c’è dietro? Un uomo d’affari, un politico, un banchiere, un commercialista, un notaio, un poliziotto e un magistrato. A volte non c’è nemmeno un delinquente dentro l’associazione a delinquere. Quando sei dentro non te ne accorgi più, sei dentro un sistema. In Parlamento si ritengono galantuomini quelli che non rubano. Ce ne sono. Ma sono dentro un sistema che accettano ed è peggio quel galantuomo lì di quello che ruba”. E qui una nuova provocazione: “La mafia bisognerebbe quotarla in borsa come hanno fatto in Giappone. Visto che loro nel Pil ci mettono droga e prostituzione, io voglio che la mafia si quoti in borsa. E vuoi vedere che se investi guadagni anche? Vedrete i titoli di domani dei giornali: ‘Grillo a favore della mafia. Bisogna investire sulla mafia'”. Il fenomeno mafioso secondo Grillo è cambiato nel tempo: “Il concetto di mafia è cambiato molto. Qui in Sicilia è rimasto poco: qualche pizzo, qualche sparatoria. Ma adesso la grande mafia è a fare i grandi lavori con i soldi dati dall’Unione europea destinati al mezzogiorno invece vengono usati da imprese e lavoro solo nel settentrione e nel centro Italia. Il leader M5s è tornato poi ad attaccare Giorgio Napolitano: “Avremmo vinto se non avessimo avuto questo presidente della Repubblica. Adesso hanno impedito a Riina e Bagarella di andarci vicino. Ma per proteggerli, perché dopo il 41 bis trovarsi un Napolitano bis…”.


Non sono mancati gli attacchi politici alle parole di Grillo, dal presidente dell’Udc, Giampiero D’Alia fino al vicepresidente del Pd, Claudio Martini. “Le sue”, ha commentato D’Alia, “sono dichiarazioni deliranti che si commentano da sole. Ma non è che per caso sta chiedendo con modo antico i voti a Cosa Nostra?”. Duro anche Martini: “Basta offendere le istituzioni, Grillo vaneggia”. I 5 stelle invece, ribadiscono che il discorso del leader è stato manipolato: “Ancora una volta”, dice il capogruppo al Senato Alberto Airola, “la disinformazione di regime manipola un intervento di Beppe Grillo, storpiando il senso delle sue parole sulla mafia e sulla lotta alla mafia. Ancora una volta una pletora di ipocriti, politici e cortigiani, si straccia le vesti e simula indignazione. Dov’erano i professionisti dell’indignazione, così scandalizzati da una frase di Beppe Grillo che non hanno nemmeno capito, quando si abbassavano le pene per il reato di voto di scambio?”.

Dura le reazione del governatore Rosario Crocetta: “La mafia non ha mai avuto una condotta morale. Cosa nostra ha sterminato bambini anche nel passato e la novità degli intrecci con gli affari è solo una stupidità storica di chi non conosce la mafia. Invece di parlare della mafia Grillo torni a fare i suoi show. Non si avventuri su questo terreno. Quando uno parla della mafia con la disinvoltura con cui lo fa Grillo, dicendo che bisogna quotarla in borsa, questi affari se li vada a fare a Genova”. Sulle dichiarazioni del leader del Movimento 5 stelle si è espressa anche Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo Borsellino ed ex europarlamentare: “Beppe Grillo dovrebbe stare un po’ più attento con le parole, sapendo che fa opinione e che le sue parole hanno un peso specifico nell’opinione pubblica. Gli chiedo di documentarsi meglio prima di sparare giudizi come battute da un palco. Non mi piace essere classificata come categoria io non sono solo sorella di una vittima di mafia ma una cittadina, una palermitana che ha vissuto quei terribili anni delle stragi. La sua battuta è dovuta all’ignoranza, nel senso di ignorare, alcuni fatti accaduti nella nostra terra”.  Un’opinione condivisa anche da Maria Falcone, sorella del giudice assassinato da Cosa Nostra nella strage di Capaci: “E’ un insulto a tutte le vittime di Cosa Nostra. Il signor Grillo mostra di non conoscere il significato della parola mafia. Tratta con leggerezza un argomento che ha creato tanto dolore e tanti morti, dimentica il sacrificio di Giovanni Falcone e delle altre vittime di Cosa nostra”.

A criticare Grillo anche il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi: “Chi afferma che la mafia ‘aveva una sua morale’ non ha mai capito cosa è la mafia. Cosa nostra ha sempre ammazzato vittime innocenti. Ricordo a Grillo che tra le vittime dei boss ci sono stati, tanti anni fa, anche sindacalisti. Uno su tutti, Placido Rizzotto. Sono affermazioni prive di ogni fondamento e di cultura del fenomeno….”. Così anche il procuratore facente funzione di Palermo Leonardo Agueci: “Le parole mafia e moralità sono un ossimoro, sono due concetti in radicale contrasto che non possono essere accostate. Su questo c’è davvero poco da aggiungere… Rimane il discorso che vale per tutti i politici cioè, che a combattere la mafia a parole e ad applicare patenti di mafiosità e antimafiosità sono tutti bravi, poi vanno messi alla prova. E vale pure per il M5S”.

modificato dalla redazione web il 27/10/2014