Il fatto che in carcere si incontrino tanti volontari appartenenti ad associazioni cristiane di base non dipende solamente da una generica attitudine all’aiuto e al soccorso che ci sarebbe in queste persone. C’è dietro una visione molto più profonda. Chi ha conosciuto il carcere sa che la giustizia penale è selettiva e che quegli ultimi che il Vangelo ci spinge ad aiutare si incontrano spesso nelle galere.

Oggi Papa Francesco, con le parole pronunciate di fronte all’Associazione Internazionale di Diritto Penale, ha dimostrato una volta ancora che l’intera Chiesa da lui guidata abbraccia tale lettura profonda della società. Avrebbe potuto limitarsi a dire di pregare per i carcerati, così come si prega per i malati e cosi come una preghiera non si nega a nessuno. Invece ha affermato che il sistema penale deve farsi un po’ da parte, che è troppo invadente, che non è con la sola minaccia delle punizioni che si risolvono tutti i problemi della convivenza civile. E poi ha affermato che, anche là dove la punizione deve entrare in gioco, è una follia pensare che essa debba sempre e soltanto tradursi nella reclusione in carcere. E inoltre ha detto che, anche quando la pena è la prigione, non deve calpestare la dignità e tradursi in una forma di tortura. Ha detto che non può essere perpetua, a meno di non trasformarsi in una forma di pena di morte da bandirsi sempre e comunque. E infine ha detto che il sistema penale si lascia sfuggire i pesci grandi, quelli con i denti forti, i più garantiti, mentre invece acchiappa inesorabilmente nella sua paradossale rete i pesciolini più emarginati e meno difesi.

Queste parole sono il segno di una visione del mondo. Sono il segno di un’idea ragionata e importante dei rapporti sociali. Sono il segno che finalmente la Chiesa è diventata un alleato per chi si occupa della difesa dei diritti umani, che – in quanto tali – appartengono a ogni uomo. Per decenni abbiamo sentito parlare della difesa della vita di embrioni o di quella di persone in stato di coma irreversibile. Adesso finalmente la Chiesa vuole difendere la vita di milioni di poveracci che spaziano tra l’inizio e la fine della loro esistenza.

Tempo fa Papa Bergoglio introdusse motu proprio nell’ordinamento vaticano il reato di tortura e cancellò l’ergastolo. Che la politica italiana ascolti le sue parole di oggi e che segua il suo esempio, tanto più a pochi giorni dal prossimo 27 ottobre, quando il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite giudicherà le politiche sui diritti umani del nostro paese nell’ambito della cosiddetta Universal Periodical Review.