La colpa dei prezzi salatissimi che gli italiani pagano per le polizze Rc Auto obbligatorie? Secondo la confindustria delle assicurazioni è degli avvocati oltre che dei carrozzieri e dei truffatori. La sentenza della Corte Costituzionale sull’equità dell’attuale formula risarcitoria delle microlesioni causate da un incidente stradale, infatti, sembra aver dato nuovo slancio alle compagnie assicurative. Che, incassata la vittoria, alzano il tiro chiedendo a gran voce al governo Renzi di intervenire anche sui costi legali dell’infortunato che sono a carico delle assicurazioni. Oltre a tornare alla carica sui carrozzieri“Gli interventi che si potrebbero fare sull’Rc auto non sono così complicati e drammatici, ma ci sarebbe bisogno di una decisione forte” da parte del governo per incidere su frodi e illegalità al fine di rendere realizzabile ”una riduzione del prezzo delle polizze Rc auto”, ha detto Aldo Minucci, il presidente della lobby delle assicurazioni, l’Ania. “I margini ci sono, ma ci vuole un po’ di coraggio da parte del governo per cambiare le cose: colpire la criminalità, le truffe, l’illegalità e anche ridurre i margini di guadagno che ci sono tra carrozzieri e avvocati nel caso dei sinistri”, ha quindi precisato.

Minucci non ha però specificato in che modo, secondo lui, il governo potrebbe intervenire. Anche se è innegabile che le compagnie avrebbero molto gradito l’attuazione del decreto Destinazione Italia nel punto, poi stralciato, in cui si imponeva agli assicurati di far riparare l’auto incidentata esclusivamente presso le carrozzerie convenzionate con le assicurazioni e si vietava all’assicurato di cedere al carrozziere il credito con la compagnia, obbligandolo ad anticipare i costi della riparazione.

Una normativa che aveva fatto insorgere all’unisono i consumatori, le associazioni di categoria che vedevano 60mila posti di lavoro a rischio, ma soprattutto la Commissione Giustizia della Camera. Secondo quest’ultima la disposizione prevista dal governo Letta era “condivisibile poiché, di fatto, attribuisce all’assicuratore il potere di decidere le condizioni di mercato dell’autoriparazione e la conseguente riduzione dei margini di impresa determinerebbe una riduzione degli standard qualitativi e di sicurezza delle riparazioni”. Non solo. “Vi è inoltre il rischio che la creazione di un percorso privilegiato verso le imprese fiduciarie dell’assicuratore spinga le imprese indipendenti fuori dal mercato, limitando fortemente la capacità contrattuale in questo settore. In sostanza l’artigiano carrozziere verrebbe trasformato in «terzista», sotto il diretto controllo del sistema assicurativo, con il conseguente impoverimento di tutto il settore della riparazione e la conseguente minore qualità dei lavori di riparazione, con grave pregiudizio per gli assicurati; la disposizione, quindi, deve essere soppressa”, scriveva il relatore Franco Vazio (Pd). Secondo il quale era da riscrivere anche la parte sulla cessione del credito al riparatore che “attribuisce all’impresa assicuratrice la facoltà di vietare la cessione del diritto al risarcimento del danno causato dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, con conseguente grave limitazione delle facoltà contrattuali degli assicurati (espressamente riconosciute dal codice civile) e attribuzione di maggiore forza contrattuale all’assicuratore”.

Una solenne stroncatura, insomma, che non ha però impedito al governo di Matteo Renzi di pensare di riproporre la norma di cui si trova traccia nelle bozze del dl Concorrenza e che calza a pennello con le richieste dell’Ania. Il tutto mentre le carte sugli avvocati degli infortunati sono ancora tutte da scoprire. Anche se, ormai, manca solo la proposta del legale convenzionato, che chiuderebbe con un paradosso il cerchio delle limitazioni al cittadino.