Due fatti sono accaduti di recente che vale la pena di collegare per comprendere dove sta andando la sanità:

Cosa hanno in comune queste due proposte? Entrambe sono delle cavolate che puntano a superare il sistema sanitario universalistico. Il nostro sistema pubblico con tutti i problemi che ha, costa meno di ogni altro sistema privato, coprendo gratuitamente l’intera popolazione perché esso si basa sul fatto che sono i sani in rapporto al loro reddito che finanziano per i malati. Al contrario nei sistemi privati sono i malati che comprano le cure di cui hanno bisogno. La solidarietà è socialmente molto più conveniente. Tassare i redditi alti che già contribuiscono al finanziamento della sanità significa spingerli ad abbandonare il sistema pubblico. Perché mai dovrebbero accettare di pagare tanto quando con molto meno potrebbero comprarsi una assicurazione privata? Far saltare questo principio quindi significa come minimo fare due sistemi sanitari paralleli uno per gli indigenti finanziato dallo Stato e uno per gli abbienti finanziato dai redditi quindi dalle assicurazioni e dal mutualismo sostitutivo.

Ma cosa ci guadagna la Fimmg e cosa ci guadagna il presidente della Toscana a sfasciare tutto? In realtà non ci guadagnano niente anzi hanno solo da perdere…loro credono di guadagnare qualcosa ma non sanno quanto si sbagliano. I medici di medicina generale credono ad esempio di poter portare a casa un “doppio contratto”, uno con lo Stato per tutelare gli indigenti, e uno con le assicurazioni per tutelare gli altri; il presidente della Toscana crede che se riduce la platea degli aventi diritto i soldi che gli dà il governo ogni anno gli basteranno e quindi non andrà in disavanzo e non sarà commissariato. Ma egli ignora che se si restringe la platea degli aventi diritto automaticamente il governo gli ridurrà i finanziamenti e lui si troverà con gli stessi problemi di prima ma più povero.

Queste soluzioni vengono fuori in questa fase dove per l’ennesima volta l’ennesima legge di stabilità tra equivoci e misteri di fatto tenta di imporre tagli lineari alle regioni che alle strette dovranno rifarsi a loro volta tagliando sulla sanità, ma solo perché non hanno idea di come riformarla dai costi parassiti. Tanto i medici di famiglia che il presidente della Toscana, stretti dai problemi finanziari, si scoprono come privi di immaginazione riformatrice. Sapeste quante cose si potrebbero fare e quanti soldi si potrebbero liberare se si avesse voglia di cambiare veramente la sanità!!

Alla Fimmg che dice che è impossibile avere una sanità sostenibile e che cerca altri sbocchi vorrei ricordare che:

  • in sanità vi sono problemi di corruzione, di malaffare, di sprechi, di disorganizzazione, di clientelismo, di lottizzazione, con incapaci messi in posti chiave, che complessivamente si mangiano almeno ¼ della spesa complessiva della sanità (circa 30mld)

  • che la medicina generale oggi proprio perché rimasta fondamentalmente ferma al vecchio paradigma mutualista è la prima delle diseconomie di sistema da risolvere

  • che oggi il “medico della mutua” per come è organizzato e formato non produce quei ragionevoli benefici di appropriatezza che ci servirebbero…lo sanno i cittadini che spesso per trovare un medico di famiglia devono rivolgersi ai loro santi protettori

  • che la “convenzione per la medicina generale” cioè il contratto che lo Stato fa con questi medici è davvero un rottame di altri tempi. Ancora oggi i medici sono pagati automaticamente a quota capitaria, cioè in proporzione al numero di assistiti che hanno e non in proporzione a quello che fanno effettivamente, per cui se i medici non rispondono alle chiamate dei loro pazienti sono pagati lo stesso.

Al presidente della Toscana, tra l’altro già assessore alla sanità, vorrei ricordare che un sistema sanitario come quello attuale, in ragione della sua complessità e supponendo la più totale onestà dei suoi gestori, ha inevitabilmente sacche di inefficienza, diseconomie di ogni genere, sprechi legati a tanti fattori contingenti, clientele da alimentare…ma a parte ciò, ha in più delle vere e proprie anti economie, cioè dei modelli di servizi e di organizzazione che in ragione della loro vetustà non producono più benefici proporzionati ai loro costi. Mi riferisco proprio a come è organizzata la medicina di base, agli ospedali, all’assistenza domiciliare, a come sono utilizzate le professioni, a come a tutt’oggi si abbia un sistema di servizi segmentato anziché integrato ecc.

Ebbene caro presidente e cari medici della mutua ciò che è antieconomico ha un costo e molto alto che in recessione appare non più tollerabile come un tempo e che, da quel che capisco, voi non sapete come affrontare. Per cui cosa fate? Anziché riformare la sanità toscana o la medicina generale cercate di far saltare il sistema. Questo mi ricorda un racconto di mio nonno in cui un personaggio si trova ad assistere ad una decapitazione durante la quale esce una grossa ernia dai pantaloni della vittima. Ciò bastò a convincerlo che per curare l’ernia bisognava tagliare la testa alle persone. Vi sembra logico?