Il primo novembre parte Triton, operazione europea affidata all’agenzia Frontex ma coordinata dall’Italia. Si occuperà solo del controllo delle frontiere marittime, anche se “la sorveglianza dei confini resta agli Stati membri”. Ma l’avvio della missione per Angelino Alfano esclude la prosecuzione di Mare Nostrum: “Sarà chiusa. Non convivrà con Triton“. Una posizione, quella del ministro dell’Interno, che si scontra con quella di Gil Arias Fernandez, direttore esecutivo di Frontex, che già a settembre aveva messo in chiaro che la nuova operazione non avrebbe sostituito Mare Nostrum, impegnata nella ricerca e nel soccorso dei migranti. Quindi, due missioni con obiettivi diversi.

Ora lo stop del ministro degli Interni sembra essere definitivo. “Sarà individuata una data del Consiglio dei ministri, la cosa certa è che Mare Nostrum si concluderà e che Triton partirà il primo novembre”, ha detto Alfano. Una posizione che era già stata anticipata a fine agosto quando, durante un incontro con il commissario europeo agli Affari interni Cecilia Malmstroem, Alfano aveva annunciato che il suo obiettivo era “avviare Frontex-Plus (ora Triton, ndr) e poi ritirare Mare Nostrum. Una missione che, secondo il titolare del Viminale “è nata come operazioni di emergenza e a tempo”. E nonostante Malmstroem avesse risposto che Frontex-Plus “non potrà sostituire Mare Nostrum” perché avrà risorse “più limitate” e non avrà la capacità dell’operazione italiana che ha già salvato 100mila persone nel Mediterraneo”, la posizione di Alfano è rimasta sempre immutata in queste settimane. Fino alla conferma del 16 ottobre, in cui il ministro dell’Interno ha ribadito che la chiusura di Mare Mostrum coinciderà con l’avvio della nuova operazione di Frontex.

Triton partecipano 26 Stati, come precisa Fernandez chiarendo i dubbi che c’erano stati sul numero delle adesioni, per un budget di 2,9 milioni di euro al mese. Risorse che secondo Fernandez sono “più che sufficienti per coprire i fabbisogni dell’operazione”. Il direttore ha poi ricordato che l’agenzia avrà a disposizione complessivamente 90-92 milioni di euro e la Commissione Europea ha istituito un fondo di riserva di 20 milioni in caso di emergenze.

Frontex: “Chiusura Mare Nostrum? Decisione spetta a governo italiano”. “L’agenzia e l’Unione Europa non possono sostituire gli Stati membri nella responsabilità di controllare le loro frontiere: da noi ci sarà un supporto”, ha detto il direttore esecutivo Fernandez, sottolineando come il ruolo dell’agenzia sia quello di “integrare il compito degli Stati che si trovano ad affrontare crisi promuovendo operazioni congiunte“. Ed è proprio all’interno di questa operazione di coordinamento che si inserisce Triton, che deve però avere vita propria rispetto a Mare Nostrum. “La decisione se ridurre o terminare quest’ultima operazione spetta al governo italiano”, precisa Fernandez che sottolinea gli obiettivi che differenziano le due operazioni. “Salvare vite umane è sempre una priorità – prosegue – ma il mandato dell’agenzia è quello di controllare le frontiere, non facciamo ricerca e soccorso”.

Fernandez ha anche rilevato che “l’agenzia non ha imbarcazioni in grado di andare vicino alle coste libiche”, come invece accade per i mezzi di Mare Nostrum, “né siamo autorizzati a farlo” e ribadisce il divieto assoluto dei respingimenti in mare (“non sono neanche da prendere in considerazione”) e anticipa che i migranti recuperati nel corso di Triton “saranno portati in Italia, perché è lo Stato che ospita l’operazione”. In questo caso, “non vale il principio della nazionalità dell’unità che compie il salvataggio”. Per Fernandez, però, è chiaro che l’impegno dell’agenzia finisce “nel momento dello sbarco di queste persone sul suolo italiano; tutto il resto compete a scelte politiche da fare in sede europea”. 

Amnesty: “No a chiusura di Mare Nostrum”. La sezione italiana di Amnesty International ha scritto al premier Matteo Renzi e al ministro dell’Interno Alfano affinché Mare Nostrum non chiuda perché è convinta che con Triton la situazione non possa migliorare. “Mare Nostrum non può essere in nessun modo ridimensionata – scrive Amnesty – ma deve essere piuttosto potenziata e sostenuta da tutti gli stati membri dell’Ue” perché mentre “Mare Nostrum costa circa nove milioni al mese e copre sia le acque europee che quelle internazionali, Triton si impegnerebbe con tre milioni di euro al mese e avrebbe un campo d’azione molto più ristretto”, fermandosi “al controllo delle frontiere”. “È ormai chiaro – conclude la lettera – che Triton risponderà solo parzialmente alle reali e attuali esigenze di ricerca e soccorso in mare al fine di salvare vite umane”.